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venerdì 16 settembre 2011
ATTENZIONE
Tra qualche giorno rivoluzioneremo il sistema di spedizione postale: sarà più semplice e meno costoso acquistare in contrassegno: così dixit mihi POSTE ITALIANE. Speriamo sia vero, vi farò sapere.
Ancora su Benettown
La libreria Marco Polo consiglia di leggere il nostro BENETTOWN di Paola Somma, una lettura che ha sgomentato molti. Ecco la recensione.
mercoledì 7 settembre 2011
Recensione alla collana Occhi aperti su Venezia
Eyes wide open: da Venezia per l'Italia
di Maria Pia Guermandi
Declina, quest’estate, sommersa dai frastuoni delle borse che puntuali rispecchiano lo stato di totale impasse culturale e politica in cui il mondo occidentale appare impantanato. In queste ore, nel nostro paese ancora più che altrove appare chiara quest’impotenza che ottenebra le menti di chi governa, incapace se non di riproporre le ricette che ci hanno condotto in questa situazione.
E se le prime pagine sono riservate alle doglianze ipocrite sull’inevitabilità dei sacrifici cui il cambiamento globale ci costringe, le misure intraprese e ciò che sta accadendo a vari livelli sul territorio, ci consegnano un quadro di inquietante continuità rispetto al “prima della crisi”.
Mentre il mondo cambia, l’Italietta continua, con perversione ormai suicida, ad attaccarsi all’unica ricetta che conosce, da decenni, inalterata: il cemento. Dai piani casa rilanciati in queste settimane da alcune regioni, alle grandi opere infrastrutturali, destinate, come ormai sanno tutti, a non decollare mai, ma che produrranno, prima di un’inevitabile affossamento, danni economici e ambientali ingentissimi. Dallo stravolgimento della legislazione sui Parchi e le aree protette in atto anch’esso da parte delle regioni (su tutte, Piemonte e Lombardia) al demenziale moltiplicarsi dei progetti di porti turistici: vera peste che si sta abbattendo sui nostri litorali.
Continua, incessante, lo smontaggio delle residue tutele del territorio, attraverso il grimaldello delle “semplificazioni amministrative” (da ultime quelle inserite nel così detto “decreto sviluppo”, n.70/2011) e l’azzeramento, sia culturale che gestionale degli organi preposti alla tutela. Questi ultimi, da tempo ormai incapaci di elaborazioni culturali innovative e colpevolmente abbandonati in un limbo di paralisi funzionale dai devastanti tagli di bilancio (che ancora si succedono), appaiono per di più ormai ridotti, soprattutto nei ruoli di vertice, all’acquiescenza generalizzata nei confronti dei diktat dei politici, di qualunque versante. Di queste ore un'intervista al ministro Galan che, nel vuoto di idee che lascia trasparire, non manca di sottolineare come il vero compito dei Soprintendenti sia quello “di essere capaci di accompagnare i “sì”. Senza commento.
Fra le aree del nostro territorio sulle quali si concentrano da tempo simili operazioni, quella di Venezia e della sua laguna sembra davvero un bignami nel quale siano condensati tutti gli aspetti deteriori di questa fase storica. Speculazione edilizia, commissariamenti, sfruttamento turistico selvaggio, abbandono di ogni pratica di monitoraggio territoriale, grandi opere a devastante impatto ambientale: l’intera panoplia dei fenomeni che nel loro insieme testimoniano la resa incondizionata del pubblico nei confronti degli appetiti economici del privato, quasi sempre in contrasto con le esigenze della comunità.
E’ quindi più che opportuna, necessaria questa collana che la casa editrice Corte del Fontego ha inaugurato da pochi mesi. Occhi aperti su Venezia/An Eye on Venice (i testi più significativi saranno tradotti in inglese) si compone ormai di 8 piccoli preziosi libretti dedicati, ciascuno, ad illustrare un aspetto della vicenda territoriale di questo sistema così complesso e dei rischi gravissimi cui è sottoposto.
Marina Zanazzo, editore e autore del progetto, e Lidia Fersuoch, direttore scientifico, hanno scelto sapientemente di mescolare temi di cronaca (linea rossa) a brevi illustrazioni di argomenti storici, architettonici, urbanistici (linea blu) o legati alla Laguna e alle acque veneziane (linea verde): dall’archeologia subacquea alla storia della sapienza di governo del delicatissimo ecosistema lagunare, protratta per secoli con prodigiosa efficacia e incrinata, in pochi decenni, dall’insipienza e avidità umane.
In realtà, i libretti, di esemplare, anglosassone chiarezza, pur perfettamente autonomi, si richiamano l’un l’altro, non solo perché l’area geografica di riferimento è la stessa, ma piuttosto perché gli elementi e gli eventi di cui parlano si intersecano a vari livelli.
Così, ad esempio, se Benettown, di Paola Somma, racconta l’evoluzione dei rapporti di forza fra Comune e grandi investitori, fra i quali in particolare, spicca per aggressività speculativa il gruppo Benetton, esito di quel processo di mercificazione è descritto ne Lo scandalo del Lido, di Edoardo Salzano, che ripercorre quanto sta succedendo, proprio in questi mesi, sull’isola lagunare, il cui assetto rischia di essere stravolto per sempre da una serie di operazioni immobiliari scarsamente trasparenti.
Si tratta di un processo di svendita progressiva del territorio da parte dell’Amministrazione pubblica iniziato negli anni ’80, quando il padrone della città era, di fatto, Gianni De Michelis, ma perseguito con lucidità soprattutto negli anni ’90, dalle amministrazioni Cacciari che hanno trovato immediata sponda nel governo regionale, retto in quegli stessi anni da Giancarlo Galan, ora tornato, nel suo mutato ruolo di Ministro dei Beni Culturali, a completare l’opera al Lido.
Da Tessera City (1.800.000 metri cubi di megalottizzazione sulla gronda lagunare per creare “la città del divertimento e dello sport”), alle speculazioni edilizie nel Parco di San Giuliano, dalla metropolitana sub lagunare alla stazione dell’AV destinate a compromettere la piattaforma di argille fossili (il caranto) che regge le isole e i centri abitati: infrastrutture devastanti e “valorizzazione” a senso unico si sommano all’ideologia delle Grandi Opere (il Mose) e del turismo predatorio, senza regole, né limiti nella compromissione di un sistema, quello lagunare, mantenuto miracolosamente in equilibrio da una capacità di governo del territorio ineguagliata nel tempo.
Inesistenti, da troppi anni a questa parte, gli organismi deputati a salvaguardare il paesaggio e il centro storico più prezioso e fragile al mondo: negli ultimi anni specialmente, i Soprintendenti, prontamente adeguatisi alla nuova versione “light” della tutela propugnata in via del Collegio Romano, hanno regolarmente avallato senza frapporre contrasti, qualsiasi progetto. Dal Lido al Ridotto del Teatro San Marco, al Fontego dei Tedeschi sono state approvate senza batter ciglio devastanti trasformazioni di immobili di pregio in contesti urbani delicatissimi e i Soprintendenti perfettamente calati in quel ruolo di “facilitatori” prefigurato, come ricordavamo, dal Ministro Galan, si sono ben guardati dal frapporre qualsiasi “lungaggine burocratica” (tale era la definizione di vincolo per Massimo Cacciari) al desiderio degli imprenditori – mecenati. Né poteva mancare, a rendere ancor più semplice il compito di questi ultimi, la figura del Commissario di Protezione Civile, chiamato, al Lido, a “semplificare” le operazioni di speculazione immobiliare.
L’insieme di queste vicende raffigura una coazione a ripetere tanto tenacemente reiterata quanto suicida negli effetti ed illustra in maniera esemplare il processo di impoverimento, non solo economico, dell’apparato pubblico: in questo gioco ad armi impari in cui è ormai il privato a dettare le condizioni, oltre alla svendita del proprio patrimonio immobiliare, l’Amministrazione pubblica (dai Comuni, alle Regioni, al Mibac) ha conosciuto, in questi ultimi anni, un pauroso arretramento delle proprie capacità di governo cui ha reagito spesso con una limitazione degli strumenti di controllo e della trasparenza: si può insomma affermare che oggi i nostri Comuni non solo siano molto più poveri, ma anche più inadeguati e meno democratici.
Contro questa situazione, così come un po’ dovunque in Italia, anche a Venezia la linea di resistenza è stata costruita dal basso, dai molti comitati e Associazioni di cittadini che, con alterno successo, ma con sempre maggiore consapevolezza ed entusiasmo, contrastano i vari progetti di speculazione e stravolgimento degli equilibri lagunari.
A tale patrimonio di risorse attinge “Occhi aperti su Venezia”, ma al contempo ne va diventando uno degli strumenti essenziali di lotta, costruendo una base di conoscenza indispensabile per orientarsi in vicende molto complesse e con attori assai agguerriti: come ci ha insegnato Lucio Gambi, occorre “conoscere per agire”.
Ma non solo ai cittadini di Venezia questa serie di libretti si rivolge, bensì a tutti coloro che nel miracolo della città lagunare scorgono la lezione assolutamente attuale della necessità di una manutenzione (di un governo) continuo del territorio. E l’urgenza di scacciare, come ci ha recentemente ricordato Jean Clair, l’orrore, il furore, il rumore, per riportare “la grazia e la conoscenza”.
Per acquistare i libretti
sabato 30 luglio 2011
Tariffa postale cambiata
Proprio da ieri, 29 luglio 2011, senza preavviso e comunicazione in ufficio postale, la tariffa del pacco ordinario è passata da 7,00 euro a 9,10 euro!!!!! (causa Decreto ministeriale 20/05/2011, pubblicato nella G.U. del 28/07/2011, in vigore da 27 luglio 2011).
Mi scuso di aver ieri spedito due contrassegni con prezzo già modificato: l'ho appreso solo al momento del pagamento.
MZ
sabato 23 luglio 2011
SIAMO TORNATI
Buone vacanze a tutti. Noi siamo tornati e stiamo lavorando al prossimo quartetto di Occhi aperti su Venezia. Buona lettura.
mercoledì 8 giugno 2011
Ancora su Lo scandalo del Lido
LIDO DI CEMENTO
di Raffaele Liucci, "Il Fatto Quotidiano", 3 giu. 2011
Sw Gustav von Aschenbach, il protagonista di Morte a Venezia, potesse un giorno non remoto risorgere e far ritorno al Lido, si sparerebbe un colpo di pistola alla tempia. Annichilito non da qualche acerbo biondino polacco, ma dal paesaggio sanguinante. Un villaggio vacanze di 32 villini più un Hotel di tre piani con piscina edificati all’interno del forte austriaco di Malamocco. L’ex Ospedale a Mare (un capolavoro di architettura novecentesca) trasformato in un centro residenziale e commerciale, con torri e grattacieli. Una gigantesca darsena per 1000 posti barca (grande come la Giudecca) realizzata davanti alle dune della spiaggia di San Nicolò, non lontano dall’Hotel Des Bains. Almeno due parchi pubblici cementificati. Questo è soltanto un elenco sommario dei numerosi progetti edilizi in cantiere al Lido. La chiamano «riqualificazione», ma si tratta, in realtà, della più massiccia speculazione immobiliare dell’ultimo mezzo secolo in laguna, come documenta un aureo volumetto di Edoardo Salzano (Lo scandalo del Lido di Venezia. Cultura e affari, turismo e cemento nell’isola di Aschenbach, Corte del Fontego). Come s’è giunti a tutto ciò? Qualche anno fa, per finanziare un nuovo Palazzo del Cinema, il Comune di Venezia ha svenduto agli immobiliaristi spiagge, parchi ed edifici storici. Ma il nuovo Palazzo del Cinema probabilmente non si farà mai (i lavori sono fermi, per il lievitare dei costi, e al suo posto c’è un’enorme voragine). In compenso, è stata avviata la «riqualificazione» nelle altre zone, favorita da un Commissario ad hoc di nomina governativa, che gestisce l’urbanistica dell’isola in piena autonomia, scavalcando il consiglio comunale. In città sta montando lo sdegno: comitati, manifestazioni, appelli, assemblee affollatissime. È in corso una partita decisiva. Amerigo Restucci, consigliere della Biennale e rettore di Architettura, ha detto che, se portati a termine, i piani di sviluppo per il Lido un giorno saranno studiati all’Università, come modello di malgoverno del territorio. Difficile trovare un caso più doloroso di liquidazione del patrimonio pubblico in favore degli interessi privati. Italia Spa?
www.unaltrolido.com
lunedì 30 maggio 2011
come acquistare i libretti di OCCHI APERTI SU VENEZIA
L'accoglienza dei libretti di Occhi aperti su Venezia, presenti in tutte le principali librerie veneziane (Ca'Foscarina, Toletta, Goldoni, Cluva, Studium, Marco Polo), è stata molto calorosa e ci incoraggia ad andare avanti con entusiasmo.
I libretti sono stati concepiti per essere messi in vendita a Venezia ma riceviamo richieste da altre città.
Il problema è che i libretti costano 3 euro, meno della metà del costo del contrassegno (7,70) e meno anche del costo di un bonifico.
Unica soluzione è acquistare almeno quattro libretti per volta con contrassegno o bonifico oppure venite a trovarci di persona. Ne saremo felici.
Il problema è che i libretti costano 3 euro, meno della metà del costo del contrassegno (7,70) e meno anche del costo di un bonifico.
Unica soluzione è acquistare almeno quattro libretti per volta con contrassegno o bonifico oppure venite a trovarci di persona. Ne saremo felici.
Grazie a tutti
domenica 29 maggio 2011
Lo scandalo del Lido
Su «la Repubblica. it. Ambiente» di oggi una lunga inchiesta di Francesco Erbani,
L'assalto al Lido di Venezia, cemento all'ombra della cricca.
Tra i riferimenti utili all'approfondimento, il librino di Eddy Salzano appena uscito in libreria,
Lo scandalo del Lido di Venezia. Cultura e affari, turismo e cemento nell'isola di Aschenbach.
Leggi l'articolo qui:
L'assalto al Lido di Venezia, cemento all'ombra della cricca.
Tra i riferimenti utili all'approfondimento, il librino di Eddy Salzano appena uscito in libreria,
Lo scandalo del Lido di Venezia. Cultura e affari, turismo e cemento nell'isola di Aschenbach.
Leggi l'articolo qui:
http://www.repubblica.it/ambiente/2011/05/29/news/lido_venezia_articolo-16891524/?ref=HRER2-1
Segnalazioni
Sul quotidiano «TERRA», nelle pagine dedicate al Nordest, leggi segnalazione sulla nuova collana Occhi aperti su Venezia:
file:///Users/marina/Desktop/2405_TERRA_web.pdf
martedì 3 maggio 2011
I libretti di OCCHI APERTI SU VENEZIA sono in libreria!
Puntuali, i libretti di Occhi aperti su Venezia sono approdati in libreria:
al momento sono disponibili alla Ca'Foscarina, alla Toletta, alla Goldoni, in Cluva.
Cercateli vicino alle casse (per ora)
martedì 26 aprile 2011
mercoledì 24 novembre 2010
Recensione di Ella Baffoni alle Memorie di un urbanista sul blog dell'Unità
Bella recensione di Ella Baffoni alle Memorie di un urbanista di Edoardo Salzano, comparsa oggi sul blog dell'Unità
lunedì 22 novembre 2010
Recensione di Dario Predonzan a Ma dove vivi?
Dario Predonzan
“Ma dove vivi?”
(Konrad, la rivista del vivere naturale, n. 130, ottobre 2007)
Edoardo Salzano, docente emerito di Fondamenti di urbanistica allo Iuav (Istituto Universitario di Architettura di Venezia), figura storica di questa disciplina in Italia, è stato anche presidente dell’inu (Istituto Nazionale di Urbanistica) ed è autore di numerose pubblicazioni, tra le quali va ricordato almeno Fondamenti di urbanistica (Laterza, 1998).
Ha redatto numerosi piani regolatori comunali in varie parti d’Italia ed ha creato, tra l’altro, il sito www.eddyburg.it, sul quale compaiono scritti di numerosissimi autori sulla politica, la società, e (ovviamente) l’urbanistica, ma anche su “ciò che rende bella, interessante e piacevole la vita”, ricette comprese. Di certo, un sito straordinariamente ricco di materiali, documenti (anche rari), interventi e notizie per chi si interessa dei temi attinenti la gestione del territorio.
La presentazione dell’autore è importante, per introdurre un libro come Ma dove vivi? La città raccontata. Si tratta infatti di una sorta di storia della città (di tutte le città, specie quelle europee), narrata dal punto di vista di chi cerca di individuare i modi per risolverne i tanti problemi, pur consapevole dell’enormità e della difficoltà dell’impresa.
Ecco quindi apparire subito la centralità della questione del regime dei suoli e della proprietà di questi – qui Salzano si rifà alle analisi di Hans Bernoulli – con il ruolo determinante della rendita immobiliare ("attività" intrinsecamente parassitaria) nel determinare storicamente le dinamiche della trasformazione urbana nell’età moderna, ma anche nel provocare la crisi delle città e lo stravolgimento del territorio circostante. Fenomeno particolarmente accentuato in Italia, come anche le cronache triestine degli ultimi tempi non mancano di sottolineare.
Derivano da ciò, ad esempio, la dispersione degli insediamenti di ogni tipo (villette, capannoni industriali-artigianali-commerciali, infrastrutture di ogni tipo, ecc.) nelle campagne, che ormai rendono irriconoscibile quella che una volta era la pianura padano-veneta. Per tacere degli ignominiosi scempi compiuti lungo le coste del (ormai ex?) “Belpaese”.
Alla crisi della città, manifestatasi già agli inizi del xix secolo, si cercò di dare risposta con l’urbanistica, cioè con la ripresa del controllo da parte dell’autorità pubblica, sulle trasformazioni urbane. Dal primo piano regolatore dell’età moderna (New York, 1811), a quello “poliziesco” del barone Haussmann per la Parigi del secondo impero, via via fino ai giorni nostri, comincia quindi la cavalcata di Salzano tra le norme, i principi e gli elementi costitutivi di uno strumento urbanistico, spiegati in modo chiaro e semplice, senza inutili tecnicismi e quindi accessibile a tutti. Nulla a che fare, insomma, con l’astruso gergo “urbanistichese” di tanti addetti ai lavori….
Scorrono così le vicende della legge urbanistica italiana del 1942, la “ricostruzione” (che ha significato spesso distruzione) postbellica, e il tentativo fallito di riforma urbanistica del ministro Sullo nel 1963. Fino ai giorni nostri, con le scorribande degli “immobiliaristi”, la commistione tra interessi speculativi e politici, Tangentopoli e l’urbanistica contrattata, la legge “Lupi” fortunatamente accantonata e le sfide del futuro.
Rispetto a queste ultime, l’autore indica alcune fondamentali linee-guida: la città e le sue parti da considerare come beni comuni e non merci, la necessità di una pianificazione unitaria dell’organismo-città, la centralità degli aspetti ambientali, lo sforzo per la riduzione della mobilità meccanizzata, la necessità di stimolare la partecipazione dei cittadini fin dalle prime fasi della progettazione urbanistica, il ruolo imprescindibile dei poteri pubblici nelle decisioni, e altro ancora.
Completano il libro un utile glossario, una bibliografia essenziale e un’antologia di testi (da Lucrezio a Engels, da Matilde Serao ad Antonio Cederna) che in epoche diverse e da diversi punti di vista hanno affrontato gli stessi argomenti trattati da Salzano.
Recensione di Giorgio Todde a Ma dove vivi?
Giorgio Todde
L’urbanistica non è roba da architetti. Di chi? Chiedetelo a Lucrezio ed Engels
(Sardinews, mensile di informazione socioeconomica della Sardegna, anno VIII, n. 10, ottobre 2007)
Nel 1946 nel primo capitolo del suo “Modo di pensare l’urbanistica”, Charles Edouard Jeanneret, noto con il nome di Le Corbusier, riflettendo compiutamente sulla città moderna e su come essa sia malamente progettata e abitata, afferma che “c’erano già stati grandi urbanisti i quali non maneggiavano la matita ma le idee: Balzac, Fourier, Considérant, Proudhon”.
Nel libro recente di Edoardo Salzano, “Ma dove vivi?”, l’urbanistica converge verso la storia, la filosofia e la letteratura. Il testo si conclude con Lucrezio e il rapporto tra la natura e l’uomo che la vive, con la Manchester industriale, razionale e inumana descritta da Engels nel XIX secolo, la Napoli di Matilde Serao nella quale vince, sino dall’ottocento, la speculazione edilizia. Il capo indiano Sealth, profeticamente e con profonda filosofia, vede la futura degenerazione del rapporto uomo “consumatore di risorse” e il mondo naturale che porta ovunque la traccia del divino, invisibile ai colonizzatori.
Questa necessità di una visione “universale” della città sentita da Edoardo Salzano, è evidente sin dall’incipit. Le prime pagine sono dedicate alla nascita della città. La storia che Salzano, nella foto, racconta incomincia con l’aggregazione umana e, attraverso una lunga parabola, l’Autore spiega la forma urbana di oggi.
Nel libro recente di Edoardo Salzano, “Ma dove vivi?”, l’urbanistica converge verso la storia, la filosofia e la letteratura. Il testo si conclude con Lucrezio e il rapporto tra la natura e l’uomo che la vive, con la Manchester industriale, razionale e inumana descritta da Engels nel XIX secolo, la Napoli di Matilde Serao nella quale vince, sino dall’ottocento, la speculazione edilizia. Il capo indiano Sealth, profeticamente e con profonda filosofia, vede la futura degenerazione del rapporto uomo “consumatore di risorse” e il mondo naturale che porta ovunque la traccia del divino, invisibile ai colonizzatori.
Questa necessità di una visione “universale” della città sentita da Edoardo Salzano, è evidente sin dall’incipit. Le prime pagine sono dedicate alla nascita della città. La storia che Salzano, nella foto, racconta incomincia con l’aggregazione umana e, attraverso una lunga parabola, l’Autore spiega la forma urbana di oggi.
Numerosi e in perfetta consequenzialità storica i riferimenti alla realtà italiana nella quale il consumo dei suoli è indirizzato dal predominio della sterile rendita su ogni altra economia. Sono proprio i meccanismi della storia, di quella grande e di quella piccola ( le vicende di tangentopoli, le ingerenze della micropolitica, i disastri degli anni novanta ), che guidano i capitoli del libro. L’urbanistica, i meccanismi applicati ad un’azione essenziale e primaria qual è l’abitare i luoghi, spiegati attraverso la storia. Le planimetrie di Siena e di Lipsia medievali, insieme a tante altre tavole tutte dense di significato, servono a decifrare la contemporaneità sulla quale Salzano si concentra. L’oggi spiegato utilizzando il passato. Chi non possiede gli strumenti per comprendere la realtà soffre perché non ha altra possibilità che subirla. Così l’Autore cerca di fornire al lettore i mezzi per comprendere. Anche quelli normativi, a partire dalla prima legge che dota le amministrazioni di uno strumento che è un punto di partenza, la legge 1150 dell’agosto del 1942. Da allora le città smettono, in Italia, di svilupparsi caso per caso e lo Stato detta le direttive attraverso i piani regolatori. Da qui l’Autore dipana un lineare racconto sulle cose, piccole e enormi, che molti cittadini vedono avvenire nelle proprie città, senza comprenderle, senza interrogarsi.
La divulgazione è un compito riservato ai “saggi” i quali possiedono la conoscenza in un grado così elevato da raggiungere la semplicità. “Ma dove vivi?” è, perfino nel titolo, uno sforzo di far ragionare chi non si fa domande sul dove vive, neppure quando, dice l’Autore, avverte la fatica e il peso di abitare in luoghi difficili, complessi e talvolta dolorosi come le nostre città. Un tentativo di far guardare chi non vede. La divulgazione “alta” che Salzano opera felicemente, fa comprendere come l’Urbanistica non sia una specialità culturale riservata agli architetti ( i quali praticano un artigianato e in casi rarissimi producono perfino arte ma non sono che una via possibile all’urbanistica ) ma è una conoscenza intricata che si regge su una serie di discipline, richiede la capacità di interpretare i luoghi e le società, una visione storica del mondo intorno ed esige, come nel caso di Lucrezio e di Capo Sealth, una filosofia che la sostenga.
Infine le riflessioni sulle condizioni di rischio ambientale planetario calate nelle realtà quotidiane, la qualità ambientale e l’insostenibilità di uno sviluppo ottusamente fondato sul pil. L’accenno ai princìpi latouchani sulla necessità di una decrescita di un meccanismo economico che invece tende alla crescita progressiva e inesorabile. La sostenibilità malignamente confusa con la tollerabilità e le conseguenze terribili di questa confusione. Il collegamento tra i grandi sistemi e la nostra città attuale, la città italiana e la fatica di abitarla, la fatica giornaliera di spostarsi dentro i nostri sistemi urbani. La dimostrazione di quanto una teoria economica entri nel nostro quotidiano e lo influenzi. Gli argomenti si susseguono rapidamente, sempre espressi con rigore e chiarezza esemplari.
Salzano trova perfino il tempo, in chiusura, di ipotizzare un’urbanistica salvifica la cui energia dovrebbe provenire dalla partecipazione di ognuno alla costruzione della città, spesso “pensata” e imposta dal cosiddetto “alto” della politica davanti al quale il cittadino debole sceglie la via del proprio “particolare” sul quale si concentra e dentro il quale si rinchiude. Non è un esercizio retorico rivolgersi ai giovani visto che in essi, se non altro per biologia, è contenuta l’energia sociale sulla quale l’Autore fonda la speranza di un contenimento armonico della crescita al posto dell’aggregazione di uomini e costruzioni chiamata città. Ai giovani è esplicitamente rivolto il libro, ma non solo. Anche il prezioso, accurato glossario è uno strumento ulteriore che l’Autore mette a disposizione del lettore giovane e non più giovane che si avvicina, magari per la prima volta, all’argomento.
L’Autore, l’abbiamo accennato, conclude con “l’urbanistica dei filosofi e degli scrittori” e il lettore chiude il libro con la convinzione che tutti dovremmo essere in possesso di una spinta naturale a riflettere sui luoghi che abitiamo, su come sono fatti e su come dovrebbero essere. Tutti dovremmo diventare urbanisti delle nostre città.
L’Autore, l’abbiamo accennato, conclude con “l’urbanistica dei filosofi e degli scrittori” e il lettore chiude il libro con la convinzione che tutti dovremmo essere in possesso di una spinta naturale a riflettere sui luoghi che abitiamo, su come sono fatti e su come dovrebbero essere. Tutti dovremmo diventare urbanisti delle nostre città.
Recensione di Paolo Berdini a Ma dove vivi?
Paolo Berdini
La città di Eddyburg
(Carta, n. 44, 8 dicembre 2007)
Una delle spiegazioni più accreditate sulle motivazioni del discorso agli uccelli, afferma che Francesco d’Assisi percependo il disinteresse verso i suoi discorsi, prese a parlare con i volatili proprio per sottolineare che di fronte all’insensibilità o alla sordità umana, si può sempre instaurare un rapporto con i marginali, nel caso specifico rappresentati dal genere animale.
Edoardo Salzano ha speso la vita nel sostenere il primato dell’urbanistica come metodo per governare le città e il territorio e affermare il primato pubblico sulle visioni particolaristiche degli interessi privati. Ha scritto libri fondamentali nel settore (Urbanistica e società opulenta, 1969, e Fondamenti di urbanistica, 1998), ha fondato e diretto riviste di grande diffusione come Urbanistica informazioni. E’ stato consigliere comunale d’opposizione a Roma nella battaglia contro il sacco di Roma. A Venezia ha ricoperto il ruolo di assessore all’urbanistica redigendo insieme a Luigi Scano un piano del centro storico che è uno splendido esempio di rigore e intelligenza. Nel ruolo di docente si è speso per la preparazione di generazioni di tecnici. E’ stato per quasi un decennio presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica, prima della deriva culturale che lo ha attraversato ultimamente. Salzano, insomma, è da quarant’anni un protagonista dell’urbanistica italiana.
Viene oggi pubblicato “Ma dove vivi? La città raccontata“ per i tipi della Corte del Fontego di Venezia (euro 14,50). Il libro è destinato in particolare ai giovani e alle persone che vogliono comprendere le città e i principi fondativi della materia urbanistica. Questo carattere è il principale merito del libro: con parole semplici e concetti di grande chiarezza, il lettore viene condotto in un complesso percorso in cui la città diventa un luogo aperto e comprensibile. E dove viene dimostrato che la questione fondamentale è che il destino delle città deve essere mantenuto nelle mani pubbliche. Afferma l’autore che “La pianificazione nasce, nei tempi moderni, come tentativo di dare una risposta positiva alla crisi della città dell’ottocento. Il prevalere dell’individualismo nell’organizzazione della città aveva dato luogo ad anarchia, disagio, inefficienza. Occorreva regolare lo sviluppo urbano con uno strumento che riuscisse a dare coerenza ad azioni che arano diventate contraddittorie”. Soltanto le amministrazioni pubbliche, dunque, hanno titolo per delineare il futuro delle città. Esse non sono la sommatoria casuale di progetti di interesse privato: sono belle e vivibili soltanto se ancorate ad un progetto organico di trasformazione.
Nell’agile volume viene dunque condensato un pensiero complesso, costruito da Salzano in decenni di riflessioni e esperienze concrete. Riflessioni che in un pese appena civile ed evoluto dovrebbero essere alla base dell’azione amministrativa delle pubbliche amministrazioni. Oggi è purtroppo vero il contrario. Per una serie di ragioni puntualmente indagate nel capitolo 3, Fortune e sfortune della pianificazione in Italia, l’autore tratteggia “i terribili anni novanta” in cui la pianificazione urbanistica è stata pressoché cancellata per essere sostituita dal dominio incontrastato della rendita parassitaria immobiliare. Tra rendita e impresa, l’Italia del neoliberismo ha scelto di premiare la prima, allontanandosi così dagli altri paesi europei ad economia liberale che continuano a praticare senza scandalo il governo pubblico di quel bene comune che è il territorio.
Ecco il motivo per cui, a mio giudizio, Salzano ha scritto la più recente fatica. Di fronte alla sconfitta di chi voleva città più belle e funzionali, paesaggi storici da preservare come simbolo delle radici culturali dei luoghi, ambienti naturali tutelati come patrimoni intangibili da trasmettere alle generazioni future, è più opportuno “parlare agli uccelli”, tentare di formare nelle nuove generazioni sensibilità e consapevolezze oggi assenti dal panorama politico e stituzionale. E’ un atteggiamento, si badi, tutt’altro che ripiegato su se stesso o venato di pessimismo. La prova di quanto affermo sta nello straordinario sito Eddyburg, che Salzano ha costruito con leggerezza e caparbietà in questi ultimi anni e che, passo dopo passo, è diventato il più autorevole punto di riferimento dell’urbanistica italiana. Non c’è amministratore, studioso o cittadino impegnato per rendere vivibile la propria città, che non conosca il sito e non trovi al suo interno un giacimento di informazioni, riflessioni e prospettive. Un’azione di formazione insostituibile al pari del prezioso volume. Che ha, peraltro, un altro piccolo ma importante pregio. L’editore veneziano Corte del Fontego ha ormai alle spalle numerosi titoli. Tutti hanno la stessa caratteristica: oltre ad essere interessanti sono anche belli e curati. Aggiungono all’interesse il piacere di scorrere le pagine.
recensione di Vezio De Lucia a Ma dove vivi?
Vezio De Lucia
Vi siete mai chiesti in che città vivete? Riprendetevele.
(Liberazione, 11 dicembre 2007)
Sono passati quarant’anni da quando ho conosciuto Edoardo Salzano, per tutti Eddy. Allora era consigliere comunale a Roma, eletto da indipendente nelle liste del Pci, e frequentava la direzione generale dell’urbanistica del ministero dei Lavori pubblici, dove io lavoravo. La direzione era governata con pugno di ferro da Michele Martuscelli, l’uomo di Agrigento, l’autore della famosa inchiesta sulla frana che nel 1966 aveva devastato la città dei templi. L’inchiesta aveva svelato senza reticenze la ragnatela di interessi e di delitti che avvolgeva le vicende urbanistiche non solo di Agrigento, ma di tutte le città italiane, con pochissime eccezioni. Suscitò uno scandalo enorme che per mesi occupò le cronache dei giornali e fu grazie a quello scandalo che il ministro, il socialista Giacomo Mancini, riuscì a far approvare l’unica legge urbanistica dell’Italia repubblicana che abbia rafforzato il potere pubblico e assicurato un po’ d’ordine nella frenesia dell’attività edilizia di allora (non tanto diversa da quella di oggi). Martuscelli era un personaggio rigoroso ed efficiente, ma dal carattere impossibile, incontentabile, severo e sprezzante nei giudizi. Mi stupì e m’incuriosì che solo del giovanissimo Salzano parlasse sempre bene, ne aveva grande stima. “Eddy è un cervello – diceva – uno dei pochi fra gli urbanisti italiani”.
Un altro straordinario riconoscimento a Salzano venne da Giuliano Prasca, bella persona, ex pugile, dirigente dell’Unione italiana sport popolari di Roma e giornalista sportivo che attraverso lo sport educava i giovani alla vita civile e democratica. Con l’Uisp, l’Arci, l’Udi, eravamo impegnati a definire e sviluppare sotto varie forme la “partecipazione dal basso”, strumento che ci pareva indispensabile per guadagnare scelte ampiamente condivise e lungimiranti nel governo del territorio. Giuliano Prasca dichiarò e scrisse più volte che Salzano gli aveva insegnato a “dare del tu al territorio”. Un’espressione che sintetizza bene l’insieme delle esperienze di vita e di lavoro di Eddy. E’ stato consigliere comunale a Roma, assessore all’urbanistica a Venezia, consigliere regionale del Veneto; docente universitario all’Iuav e preside del corso di laurea in urbanistica; presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica (che dopo di lui è precipitato nel pozzo senza fondo del revisionismo, fino a trovarsi a fianco di Berlusconi), fondatore e per venti anni direttore della rivista “Urbanistica informazioni”; pubblicista, autore di centinaia di saggi su decine di riviste specializzate, scrittore di libri basilari (Urbanistica e società opulenta, Fondamenti di urbanistica) che hanno formato generazioni di urbanisti e di cittadini consapevoli.
Negli ultimi anni, la vita di Salzano coincide quasi con eddyburg, il suo sito che si occupa di “urbanistica, società, politica e di argomenti che rendono bella, interessante e piacevole la vita”, al quale Salzano dedica ogni energia e al quale collaborano autorevoli studiosi, anche di altre discipline. In pochi anni è diventato il più accreditato riferimento (decine di migliaia di visitatori al mese) per chi pensa che il territorio non debba essere privatizzato; e sempre nuove iniziative editoriali, formative e di approfondimento gravitano intorno a eddyburg. Il sito interviene anche direttamente nello scontro politico, per esempio, nel 1995, quando ha duramente contestato il disegno di legge (cosiddetto Lupi) di riforma urbanistica della destra, contribuendo sicuramente a non farlo approvare alla scadenza della XIV legislatura e poi elaborando una propria proposta di legge che è alla base dei testi parlamentari di rifondazione comunista e degli altri schieramenti di sinistra, sui quali da qualche settimana è cominciata la discussione al Senato.
Il filo rosso che unisce la multiforme attività di Salzano sta proprio nel “dare del tu al territorio”, nell’assunzione dell’impegno politico e culturale come lavoro collettivo e rigorosamente organizzato. Soprattutto nel riconoscimento che il primato dell’interesse comune sull’interesse del singolo debba essere inteso come un vero e proprio principio della civiltà europea e della nostra storia. Tutto ciò sta in nuce in Ma dove vivi, un testo smilzo, però completo, corredato d’immagini efficaci, di un glossario, di una bibliografia essenziale, di un’antologia di testi che è indispensabile conoscere. Il libro parte dalla storia remota dell’insediamento umano, all’alba dell’uomo sulla Terra, e ne percorre le tappe fondamentali, raccontando storie splendide, come quella del primo piano regolatore, quello di New York del 1811. Fino alle cronache italiane più recenti, fino ai “terribili anni Novanta” e al “punto più basso” (i mesi nei quali si discuteva il disegno di legge Lupi), oggetto del terzo capitolo del libro. L’ultima parte è dedicata alle questioni di oggi, quelle nuove (l’ambiente, la sostenibilità, …), e quelle antiche mai risolte (la casa, la mobilità, …). L’obiettivo dichiarato è di raggiungere un pubblico largo e soprattutto giovane. E di riuscire a comprendere la natura delle città, le ragioni della loro crisi, gli strumenti disponibili per trasformarle.
Penso che il modo migliore per chiudere sia di utilizzare le parole con le quali Salzano conclude il suo libro: “Dove vivete? La speranza dell’autore è che quanto esposto in questo libro con un linguaggio che si è voluto rendere semplice, senza negare la complessità delle cose, vi aiuti a rispondere a questa domanda: E a diventare cittadini che agiscono con efficacia per migliorare il «bene comune» nel quale vivete e che anche a voi è affidato”.
Recensione di Paolo Cacciari a Ma dove vivi?
Paolo Cacciari
Urbanistica popolare
(Carta n. 45, 15 dicembre 2007)
Edoardo Salzano, per noi, è sempre “il professore”. Non perchè abbia insegnato ai gruppi dirigenti di mezzo Pci l’abc dell’urbanistica e tanto meno perchè in lui ci sia il benché minimo atteggiamento professorale, ma proprio per la sua chiarezza espositiva, rigore disciplinare e, appunto, amore per la didattica. Per rendersene conto basta entrare in www.eddyburg.it , diventato uno dei siti di attualità urbanistica più aggiornati e visitati. Ora Eddy ci regala un piccolo gioiello: Ma dove vai? La città raccontata, Corte del Fontego, Venezia 2007, pp.118, euro 14,90, con annessa piccola bibliografia ragionata, glossario e una gustosa antologia di quasi aforismi di Lucrezio, Engels, il capo pellirossa di Seattle, Calvino e altri. Un compendio di storia dell’urbanistica – meglio, sulle “ragioni dell’urbanistica” - di immediata comprensione, rivolto a un pubblico non necessariamente esperto. Anzi, pensato proprio per i giovani, poiché all’autore “piacerebbe che (l’urbanistica) si insegnasse dalle scuole elementari”.
Dopo una vita lavorativa come docente all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, nella cattedra che fu di Astengo, autore di Fondamenti di urbanistica. La storia e la norma (1998), intransigente osservatore di ogni operazione di trasformazione territoriale avvenuta nel nostro paese, per Salzano è naturale sentire il bisogno di ribadire ad un pubblico più vasto possibile la necessità della pianificazione urbana. Nonostante le pessime prove che la città ha subito dall’avvento del neoliberismo, dall’affermazione del capitale finanziario e dalla globalizzazione, per Salzano continua ad essere la “casa della società”. E’ nata con la missione di facilitare ed elevare la vita degli uomini e dovrebbe continuare a corrispondervi. Ma se la città è la nostra “seconda natura”, la materializzazione delle nostre scelte culturali, allora è impossibile separare la sua scienza (l’urbanistica) da quella del governo dei beni pubblici: la politica. “Nella sua sostanza il piano è l’espressione d’una volontà collettiva, quindi politica” (p.41). Così: “L’urbanistica è una parte della politica”, ed infatti – ricorda l’autore - hanno la stessa radice nelle nostre due lingue antiche: urbs e polis significano entrambe città. Il titolo (“Ma dove vivi?”) è un invito a prendere concretamente, individualmente coscienza delle ragioni che hanno determinato i diversi assetti territoriali nella storia delle popolazioni insediate e un invito a partecipare attivamente alle decisioni che investono il territorio.
Il libro è la descrizione della parabola dell’urbanistica nel nostro paese, dalle grandi speranze degli anni ’60, alla deregulation iniziata negli anni ’80; dai tentativi di riforma di Fiorentino Sullo, all’”urbanistica contrattata”; dall’idea di piano, agli immobiliaristi. Gli effetti catastrofici sono quotidianamente di fronte ai nostri occhi, e non solo in termini estetici. Lo sprawl (leggo nel glossario: “letteralmente: sdraiarsi sguaiatamente”) urbano è anche inquinamento, congestione, segregazione… Nelle sua espansione senza pianificazione, la città esplode, mentre: “L’extraurbano è diventato terra di nessuno: luogo di attesa per l’ingresso, tramite la speculazione fondiaria, nel regno infetto dell’urbano, luogo dlele discariche, dell’esportazione degli scarti urbani, residuo esso stesso” (p.26). Vivere nelle moderne megalopoli aumenta le sofferenze. L’utopia fondativa della città dell’armonia, del benessere, della democrazia si è rovesciata nel suo contrario. Mi viene in mente Mike Davis Il pianeta degli slam. Ma Eddy non dispera, per lui sono così evidenti i vantaggi che si avrebbero riprendendo in mano la vecchia disciplina, che pare impossibile non tornare a quella “pratica di governo, quell’insieme di regole, strumenti e procedimenti con cui una comunità regola le trasformazioni fisiche e funzionali del suo territorio” (p.82). La città come “bene comune”, liberata dalla rendita fondiaria urbana, riaffidata a processi decisionali pubblici. Chissà se davvero qualche professore di scuola media vorrà adottare il testo di Salzano e chissà se qualche nostro sindaco e ministro vorrà tornare sui banchi di scuola.
Il volume non poteva essere dedicato che a Gigi Scano, recentemente scomparso, che in Eddy aveva trovato un maestro, un amico e un compagno di mille battaglie.
Recensione di Carla Ravaioli a Ma dove vivi?
Carla Ravaioli
Percorsi nella città che cambia
(Il manifesto, 22 dicembre 2007)
A tutti coloro che soffrono la fatica di vivere in città caotiche, sovraffollate, inquinate, inefficienti (che sono tantissimi). E a coloro (tanti anche questi) che invano cercano un alloggio accessibile mentre esistono grandi quantità di edifici interamente inabitati. E a quanti (sempre molti) vorrebbero luoghi di naturale incontro e socializzazione con il loro prossimo e non ne trovano. E a quelli (non pochi) che si domandano come sia possibile che antichi centri urbani di straordinaria bellezza vengano soffocati e stravolti dal cemento dilagante. E anche a quelli (pochi ma incavolatissimi) che si indignano di fronte alla quasi certa impunità per qualsiasi abuso edilizio. A tutti costoro va sentitamente consigliata la lettura di un assai pregevole libretto appena edito da Corte del Fontego, il quale in poco più di cento pagine indica e illustra cause e vicende che hanno condotto il nostro paese a questa deplorevole situazione.
Ma dove vivi? è, appunto, il titolo. La città raccontata il sottotitolo. L'autore è Edoardo Salzano, urbanista noto non solo per numerosi libri, saggi e articoli, ma anche per le tante battaglie che ha condotto e conduce: da docente universitario, da consulente e partecipe alla definizione di piani regolatori, e come titolare e conduttore di «eddyburg», un sito web aperto da parecchi anni, che riesce a essere puntualmente e tenacemente, oltre che sapientemente, impegnato in tutte le cause legate al tremendo guasto urbanistico d'Italia, ma anche attento giono dopo giorno all'intero panorama delle vicende politiche e culturali che del guasto, non soltanto urbanistico, sono responsabili.
Parte da lontano, questa «città raccontata». Addirittura dai primi aggregati stanziali umani, cioè dal momento in cui i nostri lontani progenitori «inventano» il villaggio, antefatto della città. La quale nasce e si organizza per la soddisfazione di esigenze che riguardano l'intero gruppo, cioè nel segno della collettività, della reciprocità, della socialità; e anche in seguito, nella sua evoluzione economica demografica architettonica, continua a essere l'espressione più significativa della società cui appartiene. In pratica è la storia intera ricostruita in queste pagine, attraverso la descrizione di piccoli antichissimi centri abitati, cresciuti spontaneamente come alberi, oppure di imponenti moderni complessi architettonici, e di vasti spazi via via organizzati secondo fermi criteri e precise normative.
Città che spesso parlano di rapporti duramente diseguali, e che però tra la cattedrale, il palazzo comunale o il castello signorile e l'intrico di abitazioni modeste o poverissime, non mancano mai di uno spazio - la piazza centrale di solito - dedicato ai rapporti personali, alla vita comunitaria. Città che si dilatano nel tempo, con l'aumento della popolazione, della produzione, dei traffici; che vedono le fabbriche sostituire via via l'antico artigianato; che poco a poco invadono il territorio circostante, a tratti fino a cancellare la campagna. Che però fino a qualche decennio fa continuavano a offrire luoghi in cui riconoscersi e comunicare, a consentire quel senso di appartenenza che garantisce sicurezza, certezza della «città come bene comune».
Tutto ciò oggi è finito, ridotta la città a «mero agglomerato di merci e di gente». Questa vicenda Salzano la percorre da esperto conoscitore della materia e ne indica le cause: la scomparsa della proprietà indivisa dei suoli, la rivoluzione borghese, l'industrializzazione intensiva del mondo, la guerra seguita da una «ricostruzione distruttiva», la crisi di viabilità connessa al dominio indiscusso della motorizzazione privata; e anche i tentativi di risposta alla crisi, posti in essere mediante pianificazione urbanistica e territoriale, obbligo di «piani regolatori», tutte cose che all'estero, in particolare in diversi paesi europei, hanno avuto anche apprezzabili risultati.
Ma in Italia, dopo vari quanto inutili tentativi di arrestare il degrado, le cose sono andate senza sosta peggiorando, fino ai «terribili anni Novanta», nei quali l'autore indica il momento di più forsennato assalto al «bel paese» da parte della speculazione immobiliare, nel silenzio spesso omertoso delle amministrazioni locali e la generale «disattenzione» politica, anche delle sinistre. Il tutto aggravato da nuovi tremendi problemi: le sempre più numerose e folte migrazioni, cospicuo contributo all'aumento esplosivo della popolazione urbana di tutto il mondo; l'aumento continuo e continuamente sollecitato dei consumi, che tra l'altro rende ormai ingestibile il problema dei rifiuti; la minaccia sempre più evidente, e da nessuno infatti più negata, della crisi ecologica planetaria. Il tutto d'altronde rapportabile a quello che è stato efficacemente definito «l'immaginario capitalistico dell'illimitato».
Il libro è inoltre corredato da una serie di informazioni e dati tecnici, riguardanti i contenuti e le regole di un piano urbanistico, la produzione legislativa italiana e straniera in materia, i tentativi italiani di riforma e i relativi fallimenti. E anche da una piccola ma significativa antologia, una bibliografia ragionata, un glossario, e una serie di affascinanti illustrazioni. Quanto basta a farne anche un utile strumento didattico. Non sarebbe male se i nostri svagatissimi giovani venissero informati di queste cose e fossero sollecitati a rifletterci su.
Selezione di recensioni a Ma dove vivi? La città raccontata
Tra prima edizione e ristampe Ma dove vivi? La città raccontata di Edoardo Salzano ha collezionato molte recensioni lusinghiere. Ne offriamo di seguito una selezione tra le più significative (autori Carla Ravaioli per il manifesto, Paolo Cacciari per Carta, Vezio De Lucia per Liberazione, Paolo Berdini per Carta, Giorgio Todde per Sardinews, Dario Predonzan per Konrad).
Ma dove vivi? La città raccontata
Lo abbiamo nominato ed eccolo, il fortunato volumetto di Edoardo Salzano che spiega a tutti e in modo semplice e chiaro i concetti base dell'urbanistica e del governo della città. Di seguito la copertina e la scheda per sapere tutto:
domenica 14 novembre 2010
Presentazioni
Dalla data della sua presentazione presso lo Iuav di Venezia (5 febbraio 2010, giorno dell'ottantesimo compleanno dell'Autore) il volume di Memorie ha fatto molta strada in giro per l'Italia (Venezia, Cagliari, Ferrara, Reggio Emilia)
Due immagini:
alla Fiera dei libri di Torino in maggio, presentazione congiunta delle Memorie di Salzano e delle Mie città di Vezio De Lucia (relatori Alberto Asor Rosa, Diego Novelli, gli autori)
a Cagliari in giugno (relatori Sandro Roggio, Renato Soru, l'autore)
Due immagini:
alla Fiera dei libri di Torino in maggio, presentazione congiunta delle Memorie di Salzano e delle Mie città di Vezio De Lucia (relatori Alberto Asor Rosa, Diego Novelli, gli autori)
a Cagliari in giugno (relatori Sandro Roggio, Renato Soru, l'autore)
Dalla quarta di copertina
Il percorso intellettuale di un figlio della grande borghesia napoletana - il nonno era Armando Diaz, duca della Vittoria -, dalla spensieratezza di un'infanzia privilegiata, all'impegno di "urbanista militante".
Osservatori privilegiati: il Ministero dei lavori pubblici negli anni del primo centrosinistra; il consiglio comunale di Roma negli anni dell'opposizione al regime democratico; la giunta comunale di Venezia negli anni esaltanti delle giunte rosse, e l'Istituto universitario di architettura di Venezia.
«Sono in pensione, ma lavoro come prima. Mi piace il mio lavoro: mettere insieme le cose con le parole dette e le parole scritte; raccontare e scrivere, parlare e proporre a proposito di città, territorio, ambiente, pianificazione. Facendo quel mestiere che ho cominciato, quasi per caso, molti anni fa».
Dal 2003, l'Autore cura il sito web eddyburg, di cui è fondatore e direttore.
L'autore
Dalla terza di copertina:
Edoardo Salzano (1930), napoletano, urbanista, amministratore pubblico, docente universitario, giornalista, ha partecipato alla redazione di numerosi piani territoriali e urbanistici. Ha fondato la rivista «Urbanistica informazioni» e scritto centinaia di saggi e articoli su riviste specializzate (La rivista trimestrale», «Urbanistica», «Urbanistica informazioni», «Critica marxista», «Rinascita», «Casabella», «Edilizia popolare», «Città e società») e su quotidiani.
Tra i suoi libri: Urbanistica e società opulenta (1969), L'Italia a sacco (con Piero Della Seta, 1993), Fondamenti di urbanistica. La storia e la norma (1998). Ha curato Venezia forma urbis (1983), La città sostenibile (1991), Cinquant'anni dalla legge urbanistica italiana. 1942-1992 (1993).
Dal 2003 dirige il sito web eddyburg, rassegna quotidiana sulla città, la società e l'ubanistica.
Curiosità
La copertina delle Memorie è la rielaborazione di un reperto: un volantino elettorale del candidato Salzano trentaseienne. La cattiva qualità dell'immagine messa in copertina dipende dal supporto da cui è stata tratta: una brutta foto del volantino, non esistendo più neanche una copia dell'originale. Ma volevamo proprio quella.
Dal catalogo: novità
L'ultimo libro di CDF è dell'urbanista (e molto altro) Edoardo Salzano, amico e già autore di CDF.
Il libro: Memorie di un urbanista. L'Italia che ho vissuto.
Vi dice tutto la scheda di presentazione:
Il libro: Memorie di un urbanista. L'Italia che ho vissuto.
Vi dice tutto la scheda di presentazione:
lunedì 1 novembre 2010
Dal catalogo
Il volume di Luigi Scano, Venezia: terra e acqua appartiene alla collana Voci sulla città (vedi qui). Ecco la scheda completa:
domenica 31 ottobre 2010
DISTRIBUTORI
Piemonte
Valle D'Aosta
Liguria
BOOK SERVICE sas
via Bardonecchia 174/d
10141 Torino
t 011 772436
***
Lombardia
Canton Ticino
DISTRIBOOK srl
via M. F. Quintiliano 20
20138 Milano
t 02 58012329
***
Veneto
Friuli Venezi- Giulia
Trentino Alto Adige
CIERREVECCHI srl
via V. S. Breda 26/c
35010 Limena (Padova)
t 049 8840299
***
Emilia Romagna
Marche
Abruzzo
Toscana
Umbria
EUROSERVIZi srl
via Agucchi 84/6
40133 Bologna
t 051 3140183
***
Lazio
MEDIALIBRI DIFFUSIONE srl
via Baldo degli Ubaldi 144
00167 Roma
§
In ricordo di Paolo Picozza
La bella copertina di Venezia: terra e acqua è un particolare di un grande quadro (una "carta") che il pittore Paolo Picozza ci permise gentilmente di utilizzare. Paolo Picozza è scomparso improvvisamente qualche settimana fa: lo ricordiamo pubblicando l'opera in versione integrale. Il titolo: Un'alba a Venezia che non ho mai visto, 2006-2009, bitume e smalto su carta, cm 240x500
Ciao Paolo
Prefazione di Vezio De Lucia a Venezia: terra e acqua
Questa la bella prefazione di Vezio De Lucia al volume di Gigi Scano, Venezia: terra e acqua
La prima edizione di Venezia: terra e acqua fu pubblicata nel 1985 dalle Edizioni delle autonomie, nella collana Amministrare l’urbanistica. Una collana che, dai primi anni Settanta per quasi un ventennio, pubblicò decine di testi, alcuni con altissime tirature e più volte ristampati, annoverando fra gli autori Giuseppe Branca, Giuseppe Campos Venuti, Valeria Erba, Italo Insolera, Michele Martuscelli, Stefano Rodotà, Mariella Zoppi, e tanti altri. Era un bell’esempio della cosiddetta editoria di servizio, i suoi libri furono molto diffusi fra i funzionari comunali e gli amministratori locali, in particolare di sinistra, aderenti alla Lega per le autonomie. I volumi più venduti furono quelli di carattere manualistico, sull’attuazione delle leggi e sul miglior uso degli strumenti urbanistici, ma ebbero un’ottima accoglienza anche i libri che illustravano esperienze particolari o cronache urbanistiche secondo noi meritevoli di essere conosciute.
A quest’ultima categoria appartiene il libro di Gigi Scano, che racconta le vicende del territorio veneziano e del suo governo dalla caduta della Serenissima al 1985. Per un millennio, forti e consapevoli istituzioni di governo seppero mantenere e rinnovare continuamente il rapporto della città con il suo complesso sistema ambientale. Ma, dopo Campoformio, il crollo di quelle istituzioni portò alla frammentazione e all’appropriazione privatistica del territorio con la moltiplicazione di scempi, manomissioni, vere e proprie depredazioni. La grande mareggiata del 1966, riaprendo con forza il dibattito civile e culturale su Venezia e la sua Laguna, ripropose le idee, le virtù e i valori che avevano guidato nei secoli l’esperienza veneziana: la centralità del sistema lagunare; l’unitarietà di litorali, Laguna ed entroterra; la “demanialità” delle risorse territoriali. La lenta e faticata riaffermazione di questa filosofia, e il ben più frequente rifiuto di essa, sono il contenuto del libro, nel quale perciò, inevitabilmente, prevale l’accusa. «Ma un’accusa che rifiuta il disperare», scrive lo stesso Scano nella quarta di copertina della prima edizione. Un’edizione rapidamente esaurita e mai più ripresa nonostante le sollecitazioni dell’autore e dei direttori della collana.
Grazie alla lodevole iniziativa di Marina Zanazzo, che ha fondato e con mirabile sobrietà conduce la nuova casa editrice Corte del fontego, rinasce Venezia: terra e acqua. Arricchito da più recenti scritti dell’autore e da un’appendice curata da Edoardo Salzano che documentano il fondamentale contributo di Scano alle vicende della Laguna e della città storica di Venezia anche negli anni successivi al 1985.
Ma questa seconda edizione è importante più di tutto perché fornisce l’occasione per evitare che si perda la memoria di Gigi Scano e della sua vita segnata da due prepotenti, lucide e tormentate passioni: Venezia e la politica. Una personalità irregolare, difficilmente classificabile, caratterizzata da un’illimitata disponibilità per l’interesse pubblico, al quale ha sacrificato le più elementari necessità. Morendo povero.
Luigi Emilio Scano nacque a Venezia il 18 febbraio 1946. Il secondo nome gli fu dato perché suo padre era amico fraterno di Emilio Lussu e iscritto al partito sardo d’azione. Frequentò il liceo Marco Polo di Venezia e s’iscrisse alla facoltà di scienze politiche. Conobbe Renato Mieli, padre di Paolo, uno dei fondatori dell’agenzia Ansa, già direttore nel 1946 dell’Unità di Milano e poi responsabile esteri del Pci, partito che lasciò nel 1956 al tempo della repressione sovietica in Ungheria. Lasciato il partito, Mieli aveva fondato il Ceses (Centro studi sui paesi dell’est) con il quale Scano collaborò per quattro anni, dal 1970 al 1974, organizzando corsi di formazione presso la fondazione Fini e altre sedi prestigiose. Giovanissimo, Scano era stato iscritto al partito liberale, dove aveva conosciuto Antonio Casellati con il quale strinse un’amicizia durata tutta la vita. La militanza in quel partito durò pochissimo per dissensi di politica generale e divergenze fra gli iscritti veneziani (ma Scano continuò sempre a definirsi “vecchio liberale”).
Insieme a Casellati, Cino Casson, Gian Maria Rosa Salva e altri dissidenti liberali fu accolto nel 1967, non senza qualche contrasto, nel partito repubblicano, il partito di Ugo La Malfa che mostrò sempre per Scano stima e amicizia. Nel Pri, Gigi fu segretario dell’unione veneziana dal 1970 al 1973, e poi dal 1983 al 1985. Ma dopo la morte di La Malfa (1979), i rapporti all’interno del partito non furono più facili e visse con disagio le critiche alla sua posizione giudicata troppo di sinistra.
Intanto, nel 1973, era subentrato nel consiglio comunale di Venezia a Casellati che si era dimesso. Fu confermato consigliere nelle elezioni del 1975 e restò in carica fino al 1980. Poi, nel 1995, avendo lasciato tre anni prima il partito repubblicano, fu eletto consigliere provinciale indipendente nelle liste del Pds, e fu presidente della commissione consiliare all’urbanistica e ai trasporti, ma nel 1998 si dimise per dissensi politici e di politica del territorio.
Dopo l’esperienza con il Ceses, collaborò, dal 1977 al 1980, alla formazione del piano comprensoriale di Venezia che comprendeva il territorio del capoluogo e di altri quindici comuni del bacino lagunare. Quel piano avrebbe dovuto disegnare il futuro dell’area lagunare, armonizzando, come previsto dalla legge, la tutela dell’ambiente con la vitalità socio-economica. Grazie proprio alla competenza di Scano e alla sua inesauribile capacità di lavoro, il piano comprensoriale fu redatto in meno di due anni, in una situazione di permanente instabilità politica. Ma finì in un cassetto, perché sgradito al potere, specialmente a Gianni De Michelis, allora patron del partito socialista veneziano.
Fra il 1981 e il 1982 e poi dal 1988 al 1990 fu consulente del comune di Venezia, si occupò di programmazione, e sempre più di urbanistica e dintorni, predisponendo le osservazioni del comune al piano comprensoriale, affrontando le questioni legate alla interpretazione, applicazione e aggiornamento della legislazione speciale per Venezia, curando la redazione dei nuovi strumenti urbanistici: la variante al piano regolatore generale per le zone non urbane della penisola del Cavallino e, soprattutto, il nuovo piano regolatore generale della città storica.
Gigi ha offerto insomma a Venezia (che nessuno conosceva come lui, dalla storia all’idraulica, all’arte, all’economia) il meglio di se medesimo: come amministratore, come esperto e consulente, e anche senza titolo formale, collaborando con l’amministrazione quando ne condivideva l’orientamento; come coscienza critica – anche aspramente e duramente critica – quando diversa era l’impostazione politica e programmatica. Ma fu sempre a disposizione di amministratori e funzionari che apprezzavano il suo impegno. Edgarda Feletti, per anni dirigente dell’urbanistica comunale, legata a Scano da un comune sentire, conferma che, finché visse, fu un irrinunciabile punto di riferimento, permanentemente disponibile e pronto a elaborare documenti, atti, memorie, pareri e norme per risolvere un problema, migliorare un provvedimento, superare una difficoltà.
Fu costante nella vita di Scano l’impegno generoso a favore di organizzazioni culturali e di associazioni ambientaliste. Si occupò a lungo dell’Inu – Istituto nazionale di urbanistica – nel cui consiglio direttivo nazionale fu eletto nel 1980 e confermato per oltre un decennio, svolgendovi un ruolo da protagonista, come coordinatore della commissione giuridica e quindi autore delle successive proposte di legge dell’Inu sull’urbanistica o, più precisamente, sul “regime degli immobili”. All’inizio degli anni Novanta, com’è noto, cominciò a soffiare il vento del revisionismo, del riflusso accademico e corporativo, che spingeva l’istituto su posizioni sempre più lontane da quelle che avevamo contribuito a definire negli anni precedenti e che infine lo condusse su una posizione collaterale a quella della destra di Berlusconi.
Scano decise perciò di abbandonare l’Inu e di fondare una nuova associazione “di tendenza”, non appesantita da problemi di gestione e di funzionamento. Nacque così, nel marzo del 1992, Polis, associazione la cui finalità era di «promuovere una disciplina del territorio fondata sull’assunzione degli obiettivi della tutela della sua integrità fisica e della sua identità culturale, e del conferimento a esso di più elevati caratteri di qualità formale e funzionale»[1]. Scano fu subito eletto segretario, con poteri quasi monocratici. In effetti, per un lungo periodo, condusse l’associazione quasi da solo, scrivendo centinaia di documenti, appelli alle autorità, denunce, comunicati stampa. Non smettendo mai di proporre testi di legge in materia di urbanistica, a scala nazionale e regionale, molto spesso ripresi da parlamentari ambientalisti e di sinistra.
Scano ebbe sempre rapporti con Italia nostra, particolarmente intensi con Gaia Pallottino negli anni della presidenza di Desideria Pasolini dall’Onda. La collaborazione assunse anche la forma di iniziative congiunte Italia nostra-Polis, importante soprattutto l’articolato di legge da lui curato relativo alla tutela dello spazio agricolo e naturale predisposto all’inizio del 2005 a conclusione di un ciclo di iniziative dell’associazione sul paesaggio agrario. La proposta, molto in sintesi, è basata sulla necessità di riconoscere qualità di “bene culturale” al territorio non urbanizzato, sia esso in prevalente condizione naturale sia destinato alla produzione agricola o forestale, inserendolo nella lista delle categorie di beni tutelati della legge Galasso.
Collaborò con molte altre associazioni culturali, movimenti di varia ispirazione, dal No Mose, al Forum per la laguna, al comitato per la tutela di Fiesole, a chiunque sollecitasse un suo contributo.
L’amore di Gigi per il diritto e la sua indiscussa attitudine a elaborare testi legislativi (contribuì tra l’altro, sotto varie forme, alla predisposizione di testi di legge regionali per l’Umbria, la Toscana, il Lazio, il Veneto) vanno ricordati anche per l’aiuto da lui fornito ad Antonio Cederna, parlamentare della sinistra indipendente dal 1987 al 1992, in particolare su due testi di legge fondamentali: quello sulla difesa del suolo e quello su Roma capitale. Lo stesso Scano ne ha dato conto in maniera molto puntuale nello scritto oggi raccolto nel volume Un italiano scomodo. Attualità e necessità di Antonio Cederna, curato da Maria Pia Guermandi e Valeria Cicala (Bologna, Bononia University Press, 2007). È l’ultimo suo scritto importante ed è una preziosa testimonianza dell’operativo sodalizio che si era stabilito fra loro. Scano ricostruisce accuratamente anche l’elaborazione della proposta di legge Cederna del 1991 per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, che però non riuscì neppure a iniziare il suo iter parlamentare, e ricorda infine di non aver condiviso, e a ragione, il favore di Cederna per la legge del 1991 in materia di aree protette.
Scano ha scritto moltissimo – centinaia di articoli, decine di saggi, un numero incalcolabile di documenti – in materia di diritto, di politica, di pianificazione, di ambiente, di paesaggio, di beni culturali, di problemi abitativi, e naturalmente di Venezia, da ogni punto di vista. Ha lasciato molti scritti che non ha avuto il tempo di sistemare e chissà se sarà mai possibile renderli pubblici e disponibili. Neppure ha avuto il tempo di sistemare il suo preziosissimo archivio di documenti sull’urbanistica veneziana. Lascia pochi libri, rispetto ai tanti che poteva scrivere. Accanto a Venezia: terra e acqua, un altro libro - scritto insieme a Filippo Ciccone - meriterebbe di essere recuperato, I piani paesistici. Le innovazioni dei sistemi di pianificazione dopo la legge 431, Roma, La nuova Italia scientifica, 1986 (prima edizione) e 1988 (seconda edizione rivista e ampliata). Gigi curò gli aspetti legislativi, di storia della legislazione, di giurisprudenza costituzionale. Fra i suoi scritti incompiuti e inediti, mi pare meritevole di segnalazione un lavoro molto ampio e documentato titolato I beni ambientali e il paesaggio nell’evoluzione della legislazione italiana (reperibile sul sito eddyburg), che ricostruisce le vicende del paesaggio italiano dalla legge sulla tutela delle bellezze naturali del 1912 fino al testo unico dei beni culturali del 1999, con un’accurata rassegna della legislazione regionale.
Dal 1987, lasciato il mondo della cooperazione, Scano affrontò una faticosa e difficile attività di libero professionista, occupandosi di urbanistica, con un’insuperata conoscenza della materia, il che faceva di lui una risorsa, alla quale molti attingevano: amministratori, urbanisti, parlamentari, giornalisti, studiosi. A parte Venezia, di cui si è già dato conto, la sua attività è stata vastissima, dal piano paesistico dell’Emilia Romagna, ai piani regolatori di Napoli, Pisa, Positano, Eboli, Carpi, Duino Aurisina, Imola, Sesto Fiorentino, e Lastra a Signa, ai piani provinciali di Salerno, La Spezia, Lucca, Pisa, Foggia, al piano di assetto del parco regionale di Veio. La sua formazione giuridica lo portava a curare particolarmente la stesura delle norme, ma partecipava attivamente all’intero processo di pianificazione.
Dal 1994 ha collaborato con il comune di Napoli. Quando fui amministratore della città, chiesi subito aiuto a Scano, che si dedicò con entusiasmo a un lavoro oscuro, faticoso, non retribuito. Dimostrò, insieme alle capacità già note, un’attitudine sorprendente e commovente a farsi carico di tutto. Stava a Napoli spessissimo, stabilì rapporti di eccellente collaborazione con i pochi, bravissimi, funzionari e operatori con i quali cercavamo di andare avanti. Va almeno menzionato un suo documento indirizzato al governo di lucida e feroce indignazione per l’annunciato condono nel governo Berlusconi della primavera del 1994, documento che fu sottoscritto da molti amministratori di città grandi e piccole. Ma soprattutto devo ricordare il suo impegno per il nuovo piano regolatore al quale si dedicò senza risparmio, curando specialmente la nuova disciplina del centro storico, alla quale contribuì anche Edgarda Feletti, che portò a Napoli l’esperienza maturata nella formazione del piano della città storica di Venezia.
Rivendicò sempre la sua autonomia nei confronti della committenza. Non aveva dubbi sulla natura strettamente politica della materia urbanistica, ma non si considerò mai un puro tecnico asservito alla politica, e quindi pronto a sottoscrivere qualunque “scelta politica” come salvacondotto per legittimare ogni tipo di operazione. Un atteggiamento scomodo, e Scano lo sapeva bene, che dava i suoi frutti solo quando la committenza pubblica condivideva le sue stesse concezioni politiche e culturali. Al riguardo non va dimenticato lo straordinario rapporto politico e umano che Scano stabilì con Carlo Moscardini, sindaco di Lastra a Signa e poi con Gerardo Rosania, sindaco di Eboli, noto per aver lottato senza tregua contro la speculazione malavitosa e per aver demolito, dal 1998 al 2000, ben 450 costruzioni abusive nella pineta demaniale, lungo la costa, superando difficoltà immani. Altrettanto solido e duraturo nel tempo è stato l’incontro di Gigi con molti tecnici di amministrazioni locali di altissima levatura morale e professionale, con i quali realizzò quell’unità d’intenti politici, tecnici e culturali alla quale sempre tendeva.
Concludo ricordando che Scano, a Eboli, organizzò anche, tramite l’associazione Polis, nell’ottobre del 2000, un bel convegno su “Il governo pubblico del territorio e la qualità sociale”. Nella sua non breve relazione introduttiva (anch’essa su eddyburg) ritorna la passione politica e la dimensione politologica di Luigi Scano, che propone una sorta di riepilogo del suo pensiero, dal generale al particolare, dalla globalizzazione ai piani particolareggiati. Qui mi limito a riprendere solo tre sue definizioni.
L’ideologia della globalizzazione «ha prodotto un comune sentire per cui quasi ogni aspetto della vita dell’umanità, e di ogni singolo individuo, appare determinato, e comunque dominato, dalle supposte “leggi naturali” dell’economia, concepita come una sorta di immane sistema neurovegetativo, nonché dalle altrettanto ineludibili e autoreferenziali esigenze della “tecnica” (oppure, in una visione minoritaria, e tutt’altro che autenticamente ed efficacemente antagonistica, da centri decisionali remoti, impersonali, irresponsabili)».
La sinistra di governo «immersa in un presente disancorato dalla storia, deprivatasi di principi e valori, ha finito con l’assumere come suo obiettivo una “modernizzazione” priva di qualificazioni, incapace di trasmettere messaggi significativi e di aggregare grandi interessi collettivi».
Il ceto politico di centro sinistra «privo di una vera identità programmatica, e di una robusta strategia, ha finito con il giocare di rimessa, facendosi sostanzialmente dettare l’agenda degli argomenti dagli avversari, e comunque da altri soggetti, nella presuntuosa e arrogante certezza di supplire a tutto con una superiore capacità tattica: riuscendo soltanto a dar prova di un tatticismo esasperato nel quale si manifestava l’assenza di maturate profonde convinzioni in merito a pressoché ogni argomento».
Tre definizioni che illustrano la cultura e l’intelligenza di Gigi “vecchio liberale”, allergico ai luoghi comuni e alle ideologie vigenti. Bastian contrario per scelta etica e filosofica.
Luigi Scano morì improvvisamente il 18 marzo del 2007. Nel giugno successivo, per iniziativa del sindaco Massimo Cacciari, fu ricordato in un incontro a Ca’ Farsetti. In quell’occasione, Anna Renzini citò uno scritto dello stesso Cacciari:
Forse non sarà più possibile una grande politica. Sarà però possibile un grande opportunismo. Questo è dato al politico che vuole governare i nostri catastrofici antagonismi: la capacità di “cogliere l’occasione”, di avvertire il mutamento nella sua rapidità, di mutare rapidamente. Può piacere o no: colui che non può affrontare questo conflitto, che sente questa politica frivola o indecente, che non può abbandonare la terribile serietà della decisione assolutamente discriminante, è meglio che si dia all’Impolitico. Qui, nell’Impolitico, si è ritirata (e conservata, forse) la dimensione della scelta e dell’impegno.
«Spesso mi viene da pensare – concluse Renzini – che l’allontanarsi di Gigi, ma non solo di Gigi, dalla politica abbia probabilmente a che fare con qualcosa di questo genere. Nel caso di Gigi, poi, per il quale la politica e la vita in qualche modo coincidevano, viene da chiedersi se qualcosa del genere non abbia a che fare con il progressivo allontanarsi di Gigi anche dalla vita».
Vezio De Lucia
[1] Insieme a Luigi Scano, fondatori di Polis furono Roberto Badas, Silvano Bassetti, Felicia Bottino, Teresa Cannarozzo, Antonio Casellati, Antonio Cederna, Filippo Ciccone, Vezio De Lucia, Antonio Iannello, Edoardo Salzano, Walter Tocci, Mariarosa Vittadini.
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