martedì 25 dicembre 2012

Auguri

Libretti alla Toletta

Con una bella armonia di azzurro e di libri auguro a tutti giorni sereni. M

Novità

Puntuali alla fine dell'anno ecco un nuovo quartetto di libretti:



Risorgimento a Venezia. Impronte monumentali
Raramente accade di interessarsi ai monumenti ottocenteschisparsi a Venezia, ricca di ben altre memorie storiche e artistiche.E se Daniele Manin viene vagamente associato a un eroico 
Risorgimento veneziano, totalmente impenetrate rimangonole ragioni di dedicazione di strade e date - via 22 marzo,via 2 aprile - che nulla dicono ai veneziani di oggi.


Il fontego dei tedeschi. «Una piccola città in mezzo alla nostra»

Dal Cinquecento, la forma compatta e anomala di questa fabbrica sottolinea l'appartenenza di Venezia al bacino mediterraneo con l'adozione di un tipo edilizio - destinato a mercati e merci - fortemente riconoscibile e consolidato in un'area da Costantinopoli a Izmir, da Akko ad Aleppo, 
da Damasco al Cairo. Si può pensare di affidare il restauro di queste pietre a un progetto che questo «locho non capisce»?




The Venetian Campo.  Ideal setting for social life and community
Using her memory as a veil to hide the recent horrors, Suzanne can thus tell the story of the Venetian campi as a useful example, whether for those who wish to create high quality public spaces in other parts of the word (naturally adapted to different cultural contexts), or for those who wish to fight against yhe further degradation of this still unique city.




martedì 29 maggio 2012

OAV al Rebegolo



Anche quest'anno a San Francesco della Vigna è tornato il Rebegolo, festival delle produzioni indipendenti,  25 e 26 maggio.
La libreria Marco Polo, che ha partecipato al Rebegolo, ci ha inviato questa bella foto. Grazie

sabato 26 maggio 2012

Novità

Cari amici
ecco una raffica di nuovi titoli di Occhi aperti su Venezia prima della pausa estiva:




Ogni anno qualche migliaio di persone 
abbandona Venezia, rinunciando a vivere in una 
delle più straordinarie strutture urbane del mondo.
Come spiegare questo paradosso?






Laguna, terra di conquista
La trasformazione in suolo edificabile di parti
del bacino lagunare - contro la storia, la ragione
e la legge - non si arresta




          





Grandi opere e soliti nomi
 Il potere economico e gli affari veneziani 
degli ultimi decenni raccontati da un grande 
giornalista  da 25 anni in prima linea

 






Il ponte di Rialto è l'esito di oggettive difficoltà
e di contrasti, anche culturali, dei provveditori.
Trionfarono tuttavia l'audacia, la costanza, la volontà
di erigere un'opera coerente con la tradizione della città


Arrivare a Venezia annullando la Laguna?
Dalla prima metà dell'Ottocento le trasformazioni radicali 
che hanno segnato la struttura di Venezia hanno
in comune la negazione dell'acqua






   


Per finire proponiamo la versione in inglese del fortunato 
Caro turista di Aleramo Lanapoppi, 
tradotto da Tony Zamparutti
 
How many visitors come to Venice each year?
And how many can the city take? A Venetian reveals the impact of tourism on his city and wonders about its future


  

lunedì 5 marzo 2012

Alberto Vitucci su proscioglimento di Eddy Salzano, autore dello Scandalo del Lido da accusa per diffamazione

Alberto Vitucci, È lecito criticare lo scandalo del Lido e i suoi autori e complici. Denunciare i misfatti non è diffamare, almeno a Venezia, «La Nuova Venezia», 2 marzo 2012
Lido, prosciolti dal gip Lihard, Antinori, Pinarello e Salzano. Non hanno diffamato Est Capital ma espresso giudizi
Progetti miliardari, polemiche e battaglie anche legali. La «cementificazione» del Lido ha trovato spazio in questi anni sui principali media nazionali ed esteri. Nel mirino i progetti affidati con i poteri del commissario straordinario alla finanziaria Est Capital. Deserto il primo bando, il secondo bando dell’ottobre 2010 era stato vinto proprio dalla società presieduta da Mossetto. Non più soltanto l’ospedale al Mare, ma anche la darsena e gli stabilimenti balneari (cordata con le società Mantovani, Condotte e Fincosit) e poi gli appartamenti nell’ex Forte di Malamocco, il restauro di Des Bains ed Excelsior. Progetti approvati ma per il momento non ancora decollati.
«È sicuramente diritto dei cittadini e delle associazioni ambientaliste in cui si riconoscono, esprimere valutazioni critiche, anche pesantemente critiche, in ordine all’operato della Pubblica amministrazione, specie quando coinvolgono il diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente».
Con questa motivazione il giudice per le indagini preliminari del Tribunale Giuliana Galasso ha disposto l’archiviazione della denuncia-querela per diffamazione intentata dalla società finanziaria Est Capital contro le associazioni ambientaliste del Lido e i loro portavoce Federico Antinori, Salvatore Lihard e William Pinarello e contro l’urbanista Edoardo Salzano autore del pamphlet Lo scandalo del Lido.
La società presieduta da Gianfranco Mossetto, che ha vinto la gara per i progetti del nuovo Ospedale al Mare, si era sentita diffamata da alcune espressioni usate dai comitati e riportate dai giornali. In particolare aveva offeso gli imprenditori l’uso dell’aggettivo «anomala» riferito alla procedura utilizzata per la gara. Alla busta principale – quella per l’ex Ospedale – erano state aggiunte due buste supplementari, riguardanti le offerte per la darsena e il nuovo stabilimento balneare. Il giudice cita nell’ordinanza di archiviazione le dichiarazioni rese a verbale da Luigi Bassetto, vicedirettore generale del Comune che aveva condotto la trattativa. «Era la prima volta che accadeva», ha ammesso Bassetto. Dunque, l’utilizzo del termine «procedura anomala» non può essere considerato diffamatorio. «Una prassi che dunque ben può apparire anomala», scrive il giudice nel suo provvedimento, «e comunque in lingua italiana tra i sinonimi di anomalo non vi è illecito».
Dunque, libertà di critica. E un principio che provoca soddisfazione tra i comitati. «Non si poteva certo dire che quella procedura fosse normale», dice Lihard, «ma è singolare come il bando seguente sia stato riformulato non più come vendita dell’Ospedale ma con tre interventi. Comunque è stata riconoscita la libertà di critica. E questa la consideriamo una vittoria». L’attività del coordinamento, hanno precisato i legali della difesa, non è mai stata volta alla denigrazione della società Est Capital ma al merito dei problemi. «Continueremo con questo spirito», dice Lihard, «sperando non arrivino altre denunce. Si tratterebbe in tal caso di veri atti di intimidazione».

domenica 22 gennaio 2012

Il Ridotto su Benettown di Paola Somma

Benettown la città mecenatizzata | Il Ridotto

Salvatore Settis sulle grandi navi, «la Repubblica», 16 gennaio

Nuove regole per quei colossi

Salvatore Settis


E la nave non va. Templi del consumismo, le super-navi entrate in scena negli ultimi anni somigliano più a uno dei colossali alberghi di Las Vegas che a una nave. Come a Las Vegas, navi con migliaia di posti-letto vengono spacciate per lusso "esclusivo", ma sono macchine per vacanze, che macinano i piaceri standardizzati di una finta opulenza.

Vendono illusioni, spacciando per altamente personalizzato il più banale e commercializzato turismo di massa. Dare l’illusione del lusso tenendo bassi i costi: di qui la corsa al personale non specializzato, che all’occasione, si scopre, non solo non sa calare una scialuppa in mare ma nemmeno balbettare qualche parola d’inglese (così, pare, sulla Costa Concordia, affondata a pochi metri dal porto dell’isola del Giglio).

Il rito salutista del viaggio per mare miete vittime, solo qualche volta (per fortuna) in senso letterale come al Giglio. Altre volte, vittime sono i clienti, ma anche il paesaggio e l’ambiente. Come per contrappasso, queste navi "da crociera" fanno di tutto per somigliare a una città, anzi a una neo-città addensata in un grattacielo, con dentro shopping center e ristoranti, discoteche e cinema, negozi, palestre, teatri, casinò, piste di pattinaggio su ghiaccio, percorsi jogging, campi sportivi. Nulla, insomma, di più innaturale. Forse per questo il momento di gloria di queste navi-monstre è quando possono esibire il più vicino possibile a una città di terra la loro pomposa arroganza di città-artificio. Non c’è da stupirsi che il capitano della Concordia volesse avvicinarsi il più possibile all’abitato del Giglio: è quello che accade, più volte al giorno, con identiche navi che entrano nel bacino di San Marco sfidando con la loro mole pacchiana la millenaria basilica, i cavalli di bronzo strappati dai dogi a Bisanzio, il Palazzo Ducale. Anzi, allineandosi su campi e calli, e dando ai passeggeri l’insulso piacere di guardare Venezia dall’alto in basso. E le chiamano navi, così s’intitola un pamphlet di Silvio Testa della serie bemenerita "Occhi aperti su Venezia".


Alte fino a 60 metri e oltre, molto di più dei nobili palazzi del Canal Grande, le navi penetrano nel cuore di Venezia per osservarne la bellezza, ma la oscurano e la offendono, alterandone la percezione anche per chi di noi è a terra, o in gondola, o su un vaporetto di linea. Per esempio, la Voyager of the seas è alta 63 metri, lunga 311, larga 47, con 47 ponti; la Costa Favolosa, di poco più piccola, gareggia apertamente con Las Vegas proponendo repliche del palazzo imperiale di Pechino, del Circo Massimo di Roma, di Versailles. Intanto si alterano secolari equilibri portando la profondità delle bocche di porto da 9 a 17 metri (Malamocco), da 7 a 12 metri (Lido).

Viene allora il sospetto che le dighe mobili alle bocche di porto (MoSe) servano a incrementare questa stolta escalation anziché a salvare la città dall’acqua alta.

Un gruppo di Facebook Fuori le maxinavi dal bacino di San Marco raccoglie crescenti adesioni ma non smuove le autorità; invano Massimo Cacciari, da sindaco, aveva provato almeno ad escludere le navi più grandi. Invano lo Spiegel denunciò il problema in un duro articolo di Fiona Ehlers (21 febbraio 2011), premiato dall’Istituto Veneto. Invano Italia Nostra, in un appello poi accolto dall’Unesco, ha protestato contro queste degenerazioni che annientano la forma caratteristica della città e la sua vita civile. Paolo Costa, ex sindaco e ora presidente dell’autorità portuale, propugna invece il senso unico a San Marco per incrementare il traffico delle super-navi.


Un milione e mezzo di turisti l’anno, dopo aver gettato su Venezia un distratto sguardo dall’alto, scendono e si aggirano comprando qualcosa sulle bancarelle, pagando una qualche tassa d’accesso. Di fronte a tanto beneficio, pazienza se Venezia muore. Il denaro prima di tutto, in luogo di tutto.

E la nave (una di queste navi) non va, a Venezia. Lo hanno gridato ieri i manifestanti alle Zattere, accogliendo la Magnifica con striscioni come Big Ship You Kill Venice, e urlando «Sei troppo grande per questa città». All’orribile impatto visivo si unisce infatti un significativo incremento della torbidità delle acque, ma anche il rischio di collisioni e di sversamento di idrocarburi nel cuore della città, un rischio che cresce col numero delle mega-navi che vi sono ammesse (2000 transiti nel 2011).

Nessuno ha calcolato gli effetti della pressione di migliaia di tonnellate d’acqua sulle fragili rive di Venezia. Nessuno ha offerto dati sull’inquinamento da polveri sottili (500 tonnellate scaricate dalle navi a Venezia nel 2010); o sulla presenza in laguna di benzopirene, altamente tossico. Nessuno sa dire se l’incidenza di malattie tumorali che potrebbe avere questa causa sta crescendo in questi anni, anche se il Registro dei tumori segnala a Venezia un «eccesso significativo di neoplasia del polmone» ( i dati nell’opuscolo di Silvio Testa).


Il terribile incidente del Giglio sta attirando molta attenzione, ma a Venezia un simile incidente fu sfiorato il 23 giugno 2011, quando la nave tedesca Mona Lisa, lunga "solo" 200 metri, per un errore di manovra si incagliò a pochi metri dalla Riva degli Schiavoni. Dobbiamo aspettare qualcos´altro, perché le autorità del porto e del Comune pongano fine alla chiassosa sarabanda di navi "magnifiche" e "favolose", ma nocive alla più preziosa e fragile città del mondo?

Occhi aperti su La nuova Venezia, 17 dicembre 2011

Recensioni sulle ultime uscite di Occhi aperti su Venezia

venerdì 6 gennaio 2012

PRESENTAZIONE DEI LIBRETTI ROSSI


Presentazione dei libriccini rossi della collana OCCHI APERTI SU VENEZIA
(organizzata da SPAZIOEVENTI al Casinò)
11 gennaio 2012, mercoledì, ore 18, Casinò di Venezia

I temi cui si riferiscono gli otto libriccini rossi sono raggruppabili in due grandi questioni:
lo sfruttamento finanziario degli spazi fisici della città, attraverso operazioni immobiliari finalizzate all’incremento e alla privatizzazione della rendita urbana: operazioni urbanistiche e infrastrutturali come quelle illustrate nei testi Lo scandalo del Lido (di Edoardo Salzano), Tessera City (di Stefano Boato),  Benettown (di Paola Somma) e il Ponte di debole Costituzione (di Nelli-Elena Vanzan Marchin), che provocano degrado dell’ambiente, riduzione della vivibilità, drenaggio di risorse dal pubblico al privato, ecc.
lo sfruttamento turistico della grande risorsa culturale e d’immagine costituita dalla città, attraverso la promozione di un turismo sguaiato, insensibile ai reali “contenuti” della città, all’unicità e alla modernità del patrimonio che essa costituisce. Un turismo di massa, che non ci si propone di governare ma semplicemente di sfruttare, che degrada la città e la logora, impedendone una fruizione saggia. È a questo secondo tipo di sfruttamento che si riferiscono i testi E le chiamano navi (di Silvio Testa), A che ora chiude Venezia (di Enrico Tantucci), Fermare l’onda (di Giannandrea Mencini), Caro turista (di Paolo Lanapoppi).
 I due gruppi di temi sono evidentemente collegati, e ciascuno esalta gli effetti negativi dell’altro. Il primo, più maturo, è già ampiamente trattato in numerose occasioni, recentissimamente a proposito della discussione comunale del PAT (Piano di assetto territoriale). La discussione sarà dedicata quindi prevalentemente al tema del Turismo, che cos’è, che fare.