Il lavoro alle spalle dei libretti di OAV è abbastanza solitario. Il contatto con i lettori è raro e solo attraverso i racconti dei librai apprendiamo qualcosa dell’accoglienza dei nuovi testi proposti.
Ma a volte le opinioni dei lettori si fanno strada da sole e incoraggiano. Questa è parte di una bella lettera diretta all'Autore di Confondere la Laguna:
“ho deciso di scriverle dopo aver letto Confondere la Laguna.
Un libro necessario, sotto ogni aspetto. Approfondito, essenziale, mirato, si presta a diversi livelli di lettura e comunicazione. (...) Cosa sia la Laguna, come sia fatta, come funzioni, a cosa serva, sembra essere ignoto a più di qualcuno. Talvolta si tratta di benevola non conoscenza, talaltra di indifferenza o addirittura di stupidità.
I misfatti ambientali ordini ai danni della Laguna si fondono proprio su questa confusione e da questa traggono alimento.
Acutamente, il titolo dell'opera non pone l'accenno sul danno, bensì sul caos che sta a monte.
Il primo passo per salvare la Laguna non è denunciare ma dissipare la confusione attraverso l'informazione e la sensibilizzazione.
[lettera firmata]
Dorsoduro 3416 - 30125 Venezia - cortedelfontego@gmail.com - cell 0039 349 5966772
lunedì 21 ottobre 2013
martedì 15 ottobre 2013
NOVITA'
Il libro
Nessuna storia del movimento per la tutela della natura e della storia in Italia può prescindere da Antonio Cederna. Che di quel movimento è fra i capostipiti. Con altrettanta certezza si può aggiungere quanto sia difficile stringere Cederna in una definizione che tenga assieme il suo pensiero,
i suoi interessi e le sue battaglie. Ha dedicate all'’urbanistica, all’'uso dissennato del suolo, alla salvaguardia del patrimonio culturale e del paesaggio le energie migliori e le riflessioni più innovative. Molte battaglie le perde, ma molte altre le vince: se non ci fosse stato, l’'Italia sarebbe peggiore. E se non ci fosse stato, il racconto di che cosa sia accaduto e accada in Italia non sarebbe completo.
i suoi interessi e le sue battaglie. Ha dedicate all'’urbanistica, all’'uso dissennato del suolo, alla salvaguardia del patrimonio culturale e del paesaggio le energie migliori e le riflessioni più innovative. Molte battaglie le perde, ma molte altre le vince: se non ci fosse stato, l’'Italia sarebbe peggiore. E se non ci fosse stato, il racconto di che cosa sia accaduto e accada in Italia non sarebbe completo.
L'Autore
Francesco Erbani è caposervizio delle pagine culturali di «Repubblica». Nel 2003 ha vinto il Premio di Giornalismo civile, nel 2006 il Premio Antonio Cederna. Tra i suoi libri: Uno strano italiano. Antonio Iannello e lo scempio dell’ambiente, 2001; L’Italia maltrattata, 2003; La cultura degli italiani, libro intervista con Tullio De Mauro, 2004 (nuova edizione 2010); la curatela di una nuova edizione di I vandali in casa di Antonio Cederna, 2006; Il disastro. L’Aquila dopo il terremoto: le scelte e le colpe, 2010; La fine della città, libro intervista con Leonardo Benevolo, 2011; Roma. Il tramonto della città pubblica, 2013, tutti editi da Laterza.
Nel 2008 e nel 2009 ha curato il Città Territorio Festival di Ferrara. Insegna Giornalismo culturale presso il Master di Editoria, giornalismo e management culturale, Università «La Sapienza» di Roma, facoltà di Scienze umanistiche.
lunedì 23 settembre 2013
DISPONIBILE IN RETE
Questo è il pdf di E le chiamano navi di Silvio Testa.
E' esaurito ma in questo momento è necessario.
BUONA LETTURA
SILVIO TESTA, E LE CHIAMANO NAVI
E' esaurito ma in questo momento è necessario.
BUONA LETTURA
SILVIO TESTA, E LE CHIAMANO NAVI
venerdì 2 agosto 2013
Nella buca delle lettere
Quando in primavera venne pubblicato l'articolo che raccontava le nostre difficoltà, abbiamo ricevuto molte testimonianze di affetto e solidarietà.
Decidiamo adesso di pubblicare almeno una di quelle lettere, che coglie gli intenti della collana con parole che noi non sapremmo usare e dice di un affetto nato e maturato in questi anni con i lettori che non ci eravamo immaginati.
Alla Casa editrice Corte del Fontego
ho letto solo di recente un articolo di Vitucci della “Nuova Venezia” che riferisce di una possibile, minacciata chiusura della Casa editrice.
Trovo la notizia preoccupante e inaccettabile.
Oltre alla sparizione delle librerie nella città storica, ora dobbiamo tollerare pure questo?
Fin dalla loro prima comparsa ho grandemente apprezzato le pubblicazioni della collana “Occhi aperti su Venezia”. A casa ho l’intera collezione. Molti libretti della “serie rossa”, ma non solo, li ho regalati ad amiche di Milano che amano la nostra città, altri li ho acquistati e dati a veneziani che non conoscevano ancora la collana.
La libreria M.P. – che ha il merito di esporre i libretti bene in vista all’ingresso – mi dice che si continuano a vendere bene.
Lo immagino, dato il rigore, la facilità di lettura malgrado i contenuti impegnativi, la varietà dei temi, la limpida veste grafica, il prezzo più che accessibile, la formula “modulare” e agile, l’autorevolezza degli autori, le notizie su quanto sta accadendo a Venezia. Mi riferisco alla “privatizzazione” di pezzi di città, al turismo e lo spopolamento, alle grandi navi, tutti argomenti di cui personalmente ho appreso, e soprattutto compreso, molto di più attraverso “Occhi aperti” che non dagli articoli della stampa locale, spesso troppo criptici sugli interessi in gioco.
In conclusione, ritengo che un’esperienza di informazione e di cultura così meritevole e originale, così preziosa e istruttiva, non possa terminare. Deve poter essere portata avanti come strumento di conoscenza, e questo per il bene stesso della città. Mi pare di capire dall’articolo di Vitucci che il problema è innazitutto finanziario. Bene, nei limiti dei miei pochi mezzi (lavoro come impiegata in un servizio sociale comunale) vorrei assicurarLe la mia disponibilità a contribuire, se ad esempio un migliaio di euro potessero servire a superare il momento difficile. Lettera firmata
lunedì 22 luglio 2013
MAIL ESTIVA
In questo periodo estivo e fino alla fine di agosto invito a non scrivere all'indirizzo mail cortedelfontego@virgilio.it
bensì a marina.zanazzo@tin.itvirgilio non ci segue ovunque.
auguri a tutti
m
venerdì 19 luglio 2013
NUOVO QUARTETTO
Sono in libreria i nuovi titoli!
La fine di luglio non è il periodo più propizio per fare uscire nuovi libri, o forse sì... :-)
Buona lettura e buone vacanze![]() |
| «Atorno questa nostra città»: dai marginamenti cinquecenteschi alle Fondamente Nuove |
lunedì 10 giugno 2013
librerie e librerie
La maggior parte delle librerie veneziane con cui lavoriamo e che ospitano i libretti di OAV è attenta e scrupolosa, solidale e rispettosa del nostro lavoro.
Qui a fianco, la pagina con l'elenco delle librerie veneziane che riforniamo più spesso e in cui è più facile trovare tutti i titoli.
Buona lettura
Si va avanti
In tanti hanno letto questo articolo:
annunciava la chiusura di Occhi aperti su Venezia per giugno. Un periodo
molto deprimente. Abbiamo ricevuto molte telefonate e mail preoccupate.
Grazie del sostegno affettuoso e partecipe.
Ma tranquilli,
non chiudiamo. Anzi rilanciamo. Se le librerie fanno la loro parte
(capito??), i libretti sono autosufficienti e possiamo andare avanti.
Alla fine di giugno quattro nuovi titoli per riflettere! E altri quattro
a ottobre, e altri quattro a dicembre.....m
martedì 23 aprile 2013
Il nuovo quartetto di primavera
giovedì 21 marzo 2013
Sardegna Democratica
Guarda qui la recensione di Vezio De Lucia apparsa sulla Nuova Sardegna il 16 marzo,
ora anche sul sito di Sardegna Democratica
ora anche sul sito di Sardegna Democratica
lunedì 18 marzo 2013
DISTRIBUTORE PER LA SARDEGNA
A richiesta, informo che in Sardegna
Lezioni di Piano è distribuito da:
t 070 2128011
direzione@agenziafozzi.it
Lezioni di Piano è distribuito da:
AGENZIA LIBRARIA FOZZI sas
Viale Elmas 154
09122 Cagliari t 070 2128011
direzione@agenziafozzi.it
Venerdì 15 venerdì, recensione in tgr Sardegna
Nella rubrica settimanale Leggere curata da Tonino Oppes:
https://dl.dropbox.com/u/9242840/480.mp4
lunedì 4 marzo 2013
Novità
E' nelle librerie (e in Libro.co) un nuovo volume della collana Voci sulla città.
Voce guida: Edoardo Salzano
Prologo a cura di Sandro Roggio
Pagine 320
Euro 25,00
Con illustrazioni
Le voci sono di
Giulio Angioni, Gabriele Asunis, Bachisio Bandinu, Gabriella Belloni, Ignazio Camarda, Paola Cannas, Ugo Cappellacci, Luigi Cogodi, Angelo Comiti, Costantino Cossu, Giorgio Costa, Piero Cuccu, Stefano Deliperi, Gino Derosas, Francesco Erbani, Piero Filigheddu, Marcello Fois, Roberto Gambino, Elio Garzillo, Francesco Giorgioni, Maria Pia Guermandi, Giorgio La Spisa, Giovanni Lilliu, Giacomo Mameli, Elisabetta Manella, Carlo Mannoni, Sante Maurizi, Antonietta Mazzette, Cicito Morittu, Maria Paola Morittu, Alberto Roccella, Antonello Sanna, Gian Valerio Sanna, Alessio Satta, Enzo Satta, Paolo Scarpellini, Helmar Schenk, Renato Soru, Camillo Tidore, Giorgio Todde, Paolo Urbani.
Le immagini fotografiche - un'altra voce - sono di Alessandra Chemollo, Isabella Barena, Fulvio Orsenigo.
Tutti i capitoli sono introdotti da un testo di Edoardo Salzano, che firma anche la Prefazione
Prefazione
Il piano paesaggistico della Sardegna è stato un sogno, un castello di sabbia costruito su una spiaggia destinato a essere sgretolato dal calore del sole o dissolto dall’onda marina? La Giunta Cappellacci non ha né l’ardore del sole né l’impeto dell’onda. Ma certamente le prime leggi emanate rivelano che l’intenzione di distruggerlo c’è ed è forte; anzi, è già in atto con dichiarazioni, azioni, inazioni e norme eversive.
Quando il presidente Soru, nel 2004, mi chiese di collaborare alla formazione del piano paesaggistico regionale come componente del Comitato scientifico, conoscevo pochissimo della Sardegna. Mai visitata da turista, l’avevo raggiunta solo in quanto sede di incontri di studio e di lavoro. A posteriori, mi sembra significativo che una
delle occasioni principali di contatto con la Sardegna e con i sardi sia stato un convegno sulla legge Galasso. Era passato un anno dalla sua approvazione, le Regioni avrebbero dovuto provvedere all’attuazione redigendo piani territoriali fondati sui suoi criteri del tutto innovativi. Benché il risultato dell’attuazione regionale della legge fosse allora assolutamente deludente (come oggi è quella del Codice del paesaggio, con l’unica eccezione della Sardegna), era certo stata avviata la costruzione di un modello di pianificazione del paesaggio capace di reggere alle insidie giuridiche derivanti dalla forza degli interessi immobiliari nell’uso del territorio.
Avevo seguito molto da vicino la formazione della legge Galasso. Franco Bassanini e Guido Alborghetti, i due deputati che su mandato della commissione parlamentare stendevano il testo definitivo della legge, mi consultavano spesso. Insieme lavorammo per trovare il corretto equilibrio – in termini di pianificazione paesaggistica - tra due esigenze in apparenza contraddittorie, poste dalla Costituzione: la tutela del paesaggio e quella della proprietà privata (ho contribuito in particolare ad attribuire la facoltà di conferire «particolare considerazione paesaggistica e ambientale» anche agli strumenti della pianificazione ordinaria). Avevo poi seguito la redazione del piano paesaggistico dell’Emilia Romagna, unico esempio tempestivo e puntuale di attuazione della legge e primo approfondimento del suo principio essenziale: la solidità giuridica dei vincoli sull’uso della proprietà privata, sull’individuazione delle “categorie di beni a confine certo”, alla tutela delle quali è affidata la garanzia del rispetto dell’articolo 9 della Costituzione. Dalla legge Galasso e dalla sua attuazione emiliano-romagnola discendeva un modello di pianificazione
che mi sembrava utile proporre per il piano della Sardegna.
La lettura delle Linee guida per il lavoro di predisposizione del ppr, predisposte dalla Giunta, e i successivi incontri mi confermarono che la Regione aveva idee chiare e condivisibili sulle finalità da raggiungere, ma non un’adeguata consapevolezza del modello di pianificazione da assumere. Ritenevo che il mio contributo nel Comitato scientifico, assieme a quello di altri urbanisti che avevano partecipato in differenti sedi e con differenti ruoli alla pianificazione paesaggistica, potesse essere utile per individuare il percorso da compiere nell’utilizzo del vasto ed eterogeneo materiale raccolto e ordinato dagli uffici della Regione, alla cui integrazione e approfondimento avrebbero certamente potuto collaborare gli altri componenti del Comitato versati in diverse essenziali discipline.
Il lavoro che abbiamo compiuto fino all’approvazione del piano e le testimonianze sulla sua validità (dalle sentenze della giustizia amministrativa ai riconoscimenti della cultura nazionale e internazionale) mi hanno convinto della giustezza di applicare
come criterio fondamentale della pianificazione paesaggistica l’individuazione e la disciplina di elementi del territorio appartenenti alle “categorie dei beni a confine certo”, anche se non fu facile portare a ragionare tutti gli attori della costruzione del piano nella stessa direzione. Inoltre, il passaggio dalla legge Galasso al Codice del paesaggio e alle successive modifiche del 2006 aveva provocato ulteriori incertezze.
Il piano paesaggistico della Sardegna è frutto di tre elementi: la visione e la determinazione di Renato Soru, allora presidente della Regione; una cultura urbanistica e del paesaggio che parte da lontano; fecondi incontri tra le esperienze maturate in più ambiti culturali e territoriali. Proposito mio e dell’editore, nel progettare questo volume, era raccontare questa esperienza di pianificazione, per molti versi pioniera e all’avanguardia, proprio mentre è in atto la sua aggressione, iniziata con la campagna elettorale del presidente Cappellacci e surrettiziamente in corso.
Ho partecipato alla stesura di questo libro redigendo le note introduttive (più o meno ampie) a ciascun capitolo, accompagnando un ventaglio di voci, tutte in qualche modo in relazione con il piano: voci di chi lo ha voluto, costruito, attuato, e di chi lo ha contestato e aggredito. Ho accettato tanto più volentieri di partecipare a questo progetto perché sono convinto che l’esperienza di pianificazione che va sotto il titolo di “piano paesaggistico regionale della Sardegna” non si esaurisca nell’atto normativo né nei suoi dispositivi, ma viva nell’insieme di queste voci (della cultura, della società, della politica) che costituiscono l’humus dal quale è nato, colgono gli umori, gli entusiasmi e le diffidenze, i consensi e i ripensamenti. In questo senso va anche interpretato il titolo: il libro non è una raccolta di “lezioni” sul piano illustrate da una serie di testimonianze, ma il risultato di un coro (meglio, un vocìo) nel quale armonie e dissonanze spiegano ed esprimono la ricchezza del percorso della pianificazione: è questa stessa ricchezza la “lezione di piano”.
Il libro prende in considerazione l’intera parabola del piano paesaggistico della Sardegna, fino al tentativo del suo smantellamento. Senza rinunciare a indicare alcuni suggerimenti per il futuro, una volta chiusa la parentesi dell’attuale maggioranza politica. Abbiamo diviso il materiale necessario a svolgere questo compito nei temi Volontà di Piano, Cultura del Piano, Officina del Piano, Descrizione del Piano, Attuazione del Piano, Conflitti e conquiste, Come andare avanti. Ciascuno privilegia singoli aspetti in cui la storia del piano può essere articolata.
Ma il piano non nasce dal nulla. Esiste una storia territoriale, paesaggistica e urbanistica che riguarda la Sardegna e in particolare le sue coste. Ampio spazio è stato riservato a un prologo che desse conto delle iniziative e delle opinioni che hanno costituito l’avvio del piano paesaggistico: il capovolgimento dell’immagine che la Sardegna ha dato di sé, il passaggio da un’epoca in cui nell’immaginario dei sardi l’Isola coincideva con le sue regioni interne a una in cui la Sardegna è rappresentata dalle sue coste, con la loro sconvolgente bellezza e con gli interventi di colonizzazione e cementificazione (anch’essi diversamente sconvolgenti). Il Prologo – un denso saggio di Sandro Roggio arricchito da un corollario di contributi – illustra questa fase, spiega la temperie del “prima” e prepara il terreno alla reazione e all’avventura del ppr.
Il lavoro che abbiamo compiuto fino all’approvazione del piano e le testimonianze sulla sua validità (dalle sentenze della giustizia amministrativa ai riconoscimenti della cultura nazionale e internazionale) mi hanno convinto della giustezza di applicare
come criterio fondamentale della pianificazione paesaggistica l’individuazione e la disciplina di elementi del territorio appartenenti alle “categorie dei beni a confine certo”, anche se non fu facile portare a ragionare tutti gli attori della costruzione del piano nella stessa direzione. Inoltre, il passaggio dalla legge Galasso al Codice del paesaggio e alle successive modifiche del 2006 aveva provocato ulteriori incertezze.
Il piano paesaggistico della Sardegna è frutto di tre elementi: la visione e la determinazione di Renato Soru, allora presidente della Regione; una cultura urbanistica e del paesaggio che parte da lontano; fecondi incontri tra le esperienze maturate in più ambiti culturali e territoriali. Proposito mio e dell’editore, nel progettare questo volume, era raccontare questa esperienza di pianificazione, per molti versi pioniera e all’avanguardia, proprio mentre è in atto la sua aggressione, iniziata con la campagna elettorale del presidente Cappellacci e surrettiziamente in corso.
Ho partecipato alla stesura di questo libro redigendo le note introduttive (più o meno ampie) a ciascun capitolo, accompagnando un ventaglio di voci, tutte in qualche modo in relazione con il piano: voci di chi lo ha voluto, costruito, attuato, e di chi lo ha contestato e aggredito. Ho accettato tanto più volentieri di partecipare a questo progetto perché sono convinto che l’esperienza di pianificazione che va sotto il titolo di “piano paesaggistico regionale della Sardegna” non si esaurisca nell’atto normativo né nei suoi dispositivi, ma viva nell’insieme di queste voci (della cultura, della società, della politica) che costituiscono l’humus dal quale è nato, colgono gli umori, gli entusiasmi e le diffidenze, i consensi e i ripensamenti. In questo senso va anche interpretato il titolo: il libro non è una raccolta di “lezioni” sul piano illustrate da una serie di testimonianze, ma il risultato di un coro (meglio, un vocìo) nel quale armonie e dissonanze spiegano ed esprimono la ricchezza del percorso della pianificazione: è questa stessa ricchezza la “lezione di piano”.
Il libro prende in considerazione l’intera parabola del piano paesaggistico della Sardegna, fino al tentativo del suo smantellamento. Senza rinunciare a indicare alcuni suggerimenti per il futuro, una volta chiusa la parentesi dell’attuale maggioranza politica. Abbiamo diviso il materiale necessario a svolgere questo compito nei temi Volontà di Piano, Cultura del Piano, Officina del Piano, Descrizione del Piano, Attuazione del Piano, Conflitti e conquiste, Come andare avanti. Ciascuno privilegia singoli aspetti in cui la storia del piano può essere articolata.
Ma il piano non nasce dal nulla. Esiste una storia territoriale, paesaggistica e urbanistica che riguarda la Sardegna e in particolare le sue coste. Ampio spazio è stato riservato a un prologo che desse conto delle iniziative e delle opinioni che hanno costituito l’avvio del piano paesaggistico: il capovolgimento dell’immagine che la Sardegna ha dato di sé, il passaggio da un’epoca in cui nell’immaginario dei sardi l’Isola coincideva con le sue regioni interne a una in cui la Sardegna è rappresentata dalle sue coste, con la loro sconvolgente bellezza e con gli interventi di colonizzazione e cementificazione (anch’essi diversamente sconvolgenti). Il Prologo – un denso saggio di Sandro Roggio arricchito da un corollario di contributi – illustra questa fase, spiega la temperie del “prima” e prepara il terreno alla reazione e all’avventura del ppr.
Edoardo Salzano
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