venerdì 2 agosto 2013

Nella buca delle lettere

Quando in primavera venne pubblicato l'articolo che raccontava le nostre difficoltà, abbiamo ricevuto molte testimonianze di affetto e solidarietà. 
Decidiamo adesso di pubblicare almeno una di quelle lettere, che coglie gli intenti della collana con parole che noi non sapremmo usare e dice di un affetto nato e maturato in questi anni con i lettori che non ci eravamo immaginati. 


Alla Casa editrice Corte del Fontego

ho letto solo di recente un articolo di Vitucci della “Nuova Venezia” che riferisce di una possibile, minacciata chiusura della Casa editrice.
Trovo la notizia preoccupante e inaccettabile. 

Oltre alla sparizione delle librerie nella città storica, ora dobbiamo tollerare pure questo?

Fin dalla loro prima comparsa ho grandemente apprezzato le pubblicazioni della collana “Occhi aperti su Venezia”. A casa ho l’intera collezione. Molti libretti della “serie rossa”, ma non solo, li ho regalati ad amiche di Milano che amano la nostra città, altri li ho acquistati e dati a veneziani che non conoscevano ancora la collana.
La libreria M.P. – che ha il merito di esporre i libretti bene in vista all’ingresso – mi dice che si continuano a vendere bene. 

Lo immagino, dato il rigore, la facilità di lettura malgrado i contenuti impegnativi, la varietà dei temi, la limpida veste grafica, il prezzo più che accessibile, la formula “modulare” e agile, l’autorevolezza degli autori, le notizie su quanto sta accadendo a Venezia. Mi riferisco alla “privatizzazione” di pezzi di città, al turismo e lo spopolamento, alle grandi navi, tutti argomenti di cui personalmente ho appreso, e soprattutto compreso, molto di più attraverso “Occhi aperti” che non dagli articoli della stampa locale, spesso troppo criptici sugli interessi in gioco.

In conclusione, ritengo che un’esperienza di informazione e di cultura così meritevole e originale, così preziosa e istruttiva, non possa terminare. Deve poter essere portata avanti come strumento di conoscenza, e questo per il bene stesso della città.
Mi pare di capire dall’articolo di Vitucci che il problema è innazitutto finanziario. Bene, nei limiti dei miei pochi mezzi (lavoro come impiegata in un servizio sociale comunale) vorrei assicurarLe la mia disponibilità a contribuire, se ad esempio un migliaio di euro potessero servire a superare il momento difficile. Lettera firmata