lunedì 22 novembre 2010

Recensione di Dario Predonzan a Ma dove vivi?

Dario Predonzan
“Ma dove vivi?”
(Konrad, la rivista del vivere naturale, n. 130, ottobre 2007)

Edoardo Salzano, docente emerito di Fondamenti di urbanistica allo Iuav (Istituto Universitario di Architettura di Venezia), figura storica di questa disciplina in Italia, è stato anche presidente dell’inu (Istituto Nazionale di Urbanistica) ed è autore di numerose pubblicazioni, tra le quali va ricordato almeno Fondamenti di urbanistica (Laterza, 1998).
            Ha redatto numerosi piani regolatori comunali in varie parti d’Italia ed ha creato, tra l’altro, il sito www.eddyburg.it, sul quale compaiono scritti di numerosissimi autori sulla politica, la società, e (ovviamente) l’urbanistica, ma anche su “ciò che rende bella, interessante e piacevole la vita”, ricette comprese. Di certo, un sito straordinariamente ricco di materiali, documenti (anche rari), interventi e notizie per chi si interessa dei temi attinenti la gestione del territorio.
            La presentazione dell’autore è importante, per introdurre un libro come Ma dove vivi? La città raccontata. Si tratta infatti di una sorta di storia della città (di tutte le città, specie quelle europee), narrata dal punto di vista di chi cerca di individuare i modi per risolverne i tanti problemi, pur consapevole dell’enormità e della difficoltà dell’impresa.
            Ecco quindi apparire subito la centralità della questione del regime dei suoli e della proprietà di questi – qui Salzano si rifà alle analisi di Hans Bernoulli – con il ruolo determinante della rendita immobiliare ("attività" intrinsecamente parassitaria) nel determinare storicamente le dinamiche della trasformazione urbana nell’età moderna, ma anche nel provocare la crisi delle città e lo stravolgimento del territorio circostante. Fenomeno particolarmente accentuato in Italia, come anche le cronache triestine degli ultimi tempi non mancano di sottolineare.
            Derivano da ciò, ad esempio, la dispersione degli insediamenti di ogni tipo (villette, capannoni industriali-artigianali-commerciali, infrastrutture di ogni tipo, ecc.) nelle campagne, che ormai rendono irriconoscibile quella che una volta era la pianura padano-veneta. Per tacere degli ignominiosi scempi compiuti lungo le coste del (ormai ex?) “Belpaese”.
            Alla crisi della città, manifestatasi già agli inizi del xix secolo, si cercò di dare risposta con l’urbanistica, cioè con la ripresa del controllo da parte dell’autorità pubblica, sulle trasformazioni urbane. Dal primo piano regolatore dell’età moderna (New York, 1811), a quello “poliziesco” del barone Haussmann per la Parigi del secondo impero, via via fino ai giorni nostri, comincia quindi la cavalcata di Salzano tra le norme, i principi e gli elementi costitutivi di uno strumento urbanistico, spiegati  in modo chiaro e semplice, senza inutili tecnicismi e quindi accessibile a tutti. Nulla a che fare, insomma, con l’astruso gergo “urbanistichese” di tanti addetti ai lavori….
            Scorrono così le vicende della legge urbanistica italiana del 1942, la “ricostruzione” (che ha significato spesso distruzione) postbellica, e il tentativo fallito di riforma urbanistica del ministro Sullo nel 1963. Fino ai giorni nostri, con le scorribande degli “immobiliaristi”, la commistione tra interessi speculativi e politici, Tangentopoli e l’urbanistica contrattata, la legge “Lupi” fortunatamente accantonata e le sfide del futuro.
            Rispetto a queste ultime, l’autore indica alcune fondamentali linee-guida: la città e le sue parti da considerare come beni comuni e non merci, la necessità di una pianificazione unitaria dell’organismo-città, la centralità degli aspetti ambientali, lo sforzo per la riduzione della mobilità meccanizzata, la necessità di stimolare la partecipazione dei cittadini fin dalle prime fasi della progettazione urbanistica, il ruolo imprescindibile dei poteri pubblici nelle decisioni, e altro ancora.
Completano il libro un utile glossario, una bibliografia essenziale e un’antologia di testi (da Lucrezio a Engels, da Matilde Serao ad Antonio Cederna) che in epoche diverse e da diversi punti di vista hanno affrontato gli stessi argomenti trattati da Salzano.

Recensione di Giorgio Todde a Ma dove vivi?

Giorgio Todde
L’urbanistica non è roba da architetti. Di chi? Chiedetelo a Lucrezio ed Engels
(Sardinews, mensile di informazione socioeconomica della Sardegna, anno VIII, n. 10, ottobre 2007)

Nel 1946 nel primo capitolo del suo “Modo di pensare l’urbanistica”, Charles Edouard Jeanneret, noto con il nome di Le Corbusier, riflettendo compiutamente sulla città moderna e su come essa sia malamente progettata e abitata, afferma che “c’erano già stati grandi urbanisti i quali non maneggiavano la matita ma le idee: Balzac, Fourier, Considérant, Proudhon”.
Nel libro recente di Edoardo Salzano, “Ma dove vivi?”, l’urbanistica converge verso la storia, la filosofia e la letteratura. Il testo si conclude con Lucrezio e il rapporto tra la natura e l’uomo che la vive, con la Manchester industriale, razionale e inumana descritta da Engels nel XIX secolo, la Napoli di Matilde Serao nella quale vince, sino dall’ottocento, la speculazione edilizia. Il capo indiano Sealth, profeticamente e con profonda filosofia, vede la futura degenerazione del rapporto uomo “consumatore di risorse” e il mondo naturale che porta ovunque la traccia del divino, invisibile ai colonizzatori.
Questa necessità di una visione “universale” della città sentita da Edoardo Salzano, è evidente sin dall’incipit. Le prime pagine sono dedicate alla nascita della città. La storia che Salzano, nella foto, racconta incomincia con l’aggregazione umana e, attraverso una lunga parabola, l’Autore spiega la forma urbana di oggi.
Numerosi e in perfetta consequenzialità storica i riferimenti alla realtà italiana nella quale il consumo dei suoli è indirizzato dal predominio della sterile rendita su ogni altra economia. Sono proprio i meccanismi della storia, di quella grande e di quella piccola ( le vicende di tangentopoli, le ingerenze della micropolitica, i disastri degli anni novanta ), che guidano i capitoli del libro. L’urbanistica, i meccanismi applicati ad un’azione essenziale e primaria qual è l’abitare i luoghi, spiegati attraverso la storia. Le planimetrie di Siena e di Lipsia medievali, insieme a tante altre tavole tutte dense di significato, servono a decifrare la contemporaneità sulla quale Salzano si concentra. L’oggi spiegato utilizzando il passato. Chi non possiede gli strumenti per comprendere la realtà soffre perché non ha altra possibilità che subirla. Così l’Autore cerca di fornire al lettore i mezzi per comprendere. Anche quelli normativi, a partire dalla prima legge che dota le amministrazioni di uno strumento che è un punto di partenza, la legge 1150 dell’agosto del 1942. Da allora le città smettono, in Italia, di svilupparsi caso per caso e lo Stato detta le direttive attraverso i piani regolatori. Da qui l’Autore dipana un lineare racconto sulle cose, piccole e enormi, che molti cittadini vedono avvenire nelle proprie città, senza comprenderle, senza interrogarsi.
La divulgazione è un compito riservato ai “saggi” i quali possiedono la conoscenza in un grado così elevato da raggiungere la semplicità. “Ma dove vivi?” è, perfino nel titolo, uno sforzo di far ragionare chi non si fa domande sul dove vive, neppure quando, dice l’Autore, avverte la fatica e il peso di abitare in luoghi difficili, complessi e talvolta dolorosi come le nostre città. Un tentativo di far guardare chi non vede. La divulgazione “alta” che Salzano opera felicemente, fa comprendere come l’Urbanistica non sia una specialità culturale riservata agli architetti ( i quali praticano un artigianato e in casi rarissimi producono perfino arte ma non sono che una via possibile all’urbanistica ) ma è una conoscenza intricata che si regge su una serie di discipline, richiede la capacità di interpretare i luoghi e le società, una visione storica del mondo intorno ed esige, come nel caso di Lucrezio e di Capo Sealth, una filosofia che la sostenga.
Infine le riflessioni sulle condizioni di rischio ambientale planetario calate nelle realtà quotidiane, la qualità ambientale e l’insostenibilità di uno sviluppo ottusamente fondato sul pil. L’accenno ai princìpi latouchani sulla necessità di una decrescita di un meccanismo economico che invece tende alla crescita progressiva e inesorabile. La sostenibilità malignamente confusa con la tollerabilità e le conseguenze terribili di questa confusione. Il collegamento tra i grandi sistemi e la nostra città attuale, la città italiana e la fatica di abitarla, la fatica giornaliera di spostarsi dentro i nostri sistemi urbani. La dimostrazione di quanto una teoria economica entri nel nostro quotidiano e lo influenzi. Gli argomenti si susseguono rapidamente, sempre espressi con rigore e chiarezza esemplari.
Salzano trova perfino il tempo, in chiusura, di ipotizzare un’urbanistica salvifica la cui energia dovrebbe provenire dalla partecipazione di ognuno alla costruzione della città, spesso “pensata” e imposta dal cosiddetto “alto” della politica davanti al quale il cittadino debole sceglie la via del proprio “particolare” sul quale si concentra e dentro il quale si rinchiude. Non è un esercizio retorico rivolgersi ai giovani visto che in essi, se non altro per biologia, è contenuta l’energia sociale sulla quale l’Autore fonda la speranza di un contenimento armonico della crescita al posto dell’aggregazione di uomini e costruzioni chiamata città. Ai giovani è esplicitamente rivolto il libro, ma non solo. Anche il prezioso, accurato glossario è uno strumento ulteriore che l’Autore mette a disposizione del lettore giovane e non più giovane che si avvicina, magari per la prima volta, all’argomento.
L’Autore, l’abbiamo accennato, conclude con “l’urbanistica dei filosofi e degli scrittori” e il lettore chiude il libro con la convinzione che tutti dovremmo essere in possesso di una spinta naturale a riflettere sui luoghi che abitiamo, su come sono fatti e su come dovrebbero essere. Tutti dovremmo diventare urbanisti delle nostre città.

Recensione di Paolo Berdini a Ma dove vivi?

Paolo Berdini
La città di Eddyburg
(Carta, n. 44, 8 dicembre 2007)

Una delle spiegazioni più accreditate sulle motivazioni del discorso agli uccelli, afferma che Francesco d’Assisi percependo il disinteresse verso i suoi discorsi, prese a parlare con i volatili proprio per sottolineare che di fronte all’insensibilità o alla sordità umana, si può sempre instaurare un rapporto con i marginali, nel caso specifico rappresentati dal genere animale.
Edoardo Salzano ha speso la vita nel sostenere il primato dell’urbanistica come metodo per governare le città e il territorio e affermare il primato  pubblico sulle visioni particolaristiche degli interessi privati. Ha scritto libri fondamentali nel settore (Urbanistica e società opulenta, 1969, e Fondamenti di urbanistica, 1998), ha fondato e diretto riviste di grande diffusione come Urbanistica informazioni. E’ stato consigliere comunale d’opposizione a Roma nella battaglia contro il sacco di Roma. A Venezia ha ricoperto il ruolo di assessore all’urbanistica redigendo insieme a Luigi Scano un piano del centro storico che è uno splendido esempio di rigore e intelligenza. Nel ruolo di docente si è speso per la preparazione di generazioni di tecnici. E’ stato per quasi un decennio presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica, prima della deriva culturale che lo ha attraversato ultimamente. Salzano, insomma, è da quarant’anni un protagonista dell’urbanistica italiana.
Viene oggi pubblicato “Ma dove vivi? La città raccontata“ per i tipi della Corte del Fontego di Venezia (euro 14,50). Il libro è destinato in particolare ai giovani e alle persone che vogliono comprendere le città e i principi fondativi della materia urbanistica. Questo carattere è il principale merito del libro: con parole semplici e concetti di grande chiarezza, il lettore viene condotto in un complesso percorso in cui la città diventa un luogo aperto e comprensibile. E dove viene dimostrato che la questione fondamentale è che il destino delle città deve essere mantenuto nelle mani pubbliche. Afferma l’autore che “La pianificazione nasce, nei tempi moderni, come tentativo di dare una risposta positiva alla crisi della città dell’ottocento. Il prevalere dell’individualismo nell’organizzazione della città aveva dato luogo ad anarchia, disagio, inefficienza. Occorreva regolare lo sviluppo urbano con uno strumento che riuscisse a dare coerenza ad azioni che arano diventate contraddittorie”. Soltanto le amministrazioni pubbliche, dunque, hanno titolo per delineare il futuro delle città. Esse non sono la sommatoria casuale di progetti di interesse privato: sono belle e vivibili soltanto se ancorate ad un progetto organico  di trasformazione.
Nell’agile volume viene dunque condensato un pensiero complesso, costruito da Salzano in decenni di riflessioni e esperienze concrete. Riflessioni che in un pese appena civile ed evoluto dovrebbero essere alla base dell’azione amministrativa delle pubbliche amministrazioni. Oggi è purtroppo vero il contrario. Per una serie di ragioni puntualmente indagate nel capitolo 3,  Fortune e sfortune della pianificazione in Italia, l’autore tratteggia “i terribili anni novanta” in cui la pianificazione urbanistica è stata pressoché cancellata per essere sostituita dal dominio incontrastato della rendita parassitaria immobiliare. Tra rendita e impresa, l’Italia del neoliberismo ha scelto di premiare la prima, allontanandosi così dagli altri paesi europei ad economia liberale che continuano a praticare senza scandalo il governo pubblico di quel bene comune che è il territorio.
Ecco il motivo per cui, a mio giudizio, Salzano ha scritto la più recente fatica. Di fronte alla sconfitta di chi voleva città più belle e funzionali, paesaggi storici da preservare come simbolo delle radici culturali dei luoghi, ambienti naturali tutelati come patrimoni intangibili da trasmettere alle generazioni future, è più opportuno “parlare agli uccelli”, tentare di formare nelle nuove generazioni sensibilità e consapevolezze oggi assenti dal panorama politico e stituzionale. E’ un atteggiamento, si badi, tutt’altro che ripiegato su se stesso o venato di pessimismo. La prova di quanto affermo sta nello straordinario sito Eddyburg, che Salzano ha costruito con leggerezza e caparbietà in questi ultimi anni e che, passo dopo passo, è diventato il più autorevole punto di riferimento dell’urbanistica italiana. Non c’è amministratore, studioso o cittadino impegnato per rendere vivibile la propria città, che non conosca il sito e non trovi al suo interno un giacimento di informazioni, riflessioni e prospettive. Un’azione di formazione insostituibile al pari del prezioso volume. Che ha, peraltro, un altro piccolo ma importante pregio. L’editore veneziano Corte del Fontego ha ormai alle spalle numerosi titoli. Tutti hanno la stessa caratteristica: oltre ad essere interessanti sono anche belli e curati. Aggiungono all’interesse il piacere di scorrere le pagine.

recensione di Vezio De Lucia a Ma dove vivi?

Vezio De Lucia
Vi siete mai chiesti in che città vivete? Riprendetevele.
(Liberazione, 11 dicembre 2007)

Sono passati quarant’anni da quando ho conosciuto Edoardo Salzano, per tutti Eddy. Allora era consigliere comunale a Roma, eletto da indipendente nelle liste del Pci, e frequentava la direzione generale dell’urbanistica del ministero dei Lavori pubblici, dove io lavoravo. La direzione era governata con pugno di ferro da Michele Martuscelli, l’uomo di Agrigento, l’autore della famosa inchiesta sulla frana che nel 1966 aveva devastato la città dei templi. L’inchiesta aveva svelato senza reticenze la ragnatela di interessi e di delitti che avvolgeva le vicende urbanistiche non solo di Agrigento, ma di tutte le città italiane, con pochissime eccezioni. Suscitò uno scandalo enorme che per mesi occupò le cronache dei giornali e fu grazie a quello scandalo che il ministro, il socialista Giacomo Mancini, riuscì a far approvare l’unica legge urbanistica dell’Italia repubblicana che abbia rafforzato il potere pubblico e assicurato un po’ d’ordine nella frenesia dell’attività edilizia di allora (non tanto diversa da quella di oggi). Martuscelli era un personaggio rigoroso ed efficiente, ma dal carattere impossibile, incontentabile, severo e sprezzante nei giudizi. Mi stupì e m’incuriosì che solo del giovanissimo Salzano parlasse sempre bene, ne aveva grande stima. “Eddy è un cervello – diceva – uno dei pochi fra gli urbanisti italiani”.
Un altro straordinario riconoscimento a Salzano venne da Giuliano Prasca, bella persona, ex pugile, dirigente dell’Unione italiana sport popolari di Roma e giornalista sportivo che attraverso lo sport educava i giovani alla vita civile e democratica. Con l’Uisp, l’Arci, l’Udi, eravamo  impegnati a definire e sviluppare sotto varie forme la “partecipazione dal basso”, strumento che ci pareva indispensabile per guadagnare scelte ampiamente condivise e lungimiranti nel governo del territorio. Giuliano Prasca dichiarò e scrisse più volte che Salzano gli aveva insegnato a “dare del tu al territorio”. Un’espressione che sintetizza bene l’insieme delle esperienze di vita e di lavoro di Eddy. E’ stato consigliere comunale a Roma, assessore all’urbanistica a Venezia, consigliere regionale del Veneto; docente universitario all’Iuav e preside del corso di laurea in urbanistica; presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica (che dopo di lui è precipitato nel pozzo senza fondo del revisionismo, fino a trovarsi a fianco di Berlusconi), fondatore e per venti anni direttore della rivista “Urbanistica informazioni”; pubblicista, autore di centinaia di saggi su decine di riviste specializzate, scrittore di libri basilari (Urbanistica e società opulenta, Fondamenti di urbanistica) che hanno formato generazioni di urbanisti e di cittadini consapevoli.
Negli ultimi anni, la vita di Salzano coincide quasi con eddyburg, il suo sito che si occupa di “urbanistica, società, politica e di argomenti che rendono bella, interessante e piacevole la vita”, al quale Salzano dedica ogni energia e al quale collaborano autorevoli studiosi, anche di altre discipline. In pochi anni è diventato il più accreditato riferimento (decine di migliaia di visitatori al mese) per chi pensa che il territorio non debba essere privatizzato; e sempre nuove iniziative editoriali, formative e di approfondimento gravitano intorno a eddyburg. Il sito interviene anche direttamente nello scontro politico, per esempio, nel 1995, quando ha duramente contestato il disegno di legge (cosiddetto Lupi) di riforma urbanistica della destra, contribuendo sicuramente a non farlo approvare alla scadenza della XIV legislatura e poi elaborando una propria proposta di legge che è alla base dei testi parlamentari di rifondazione comunista e degli altri schieramenti di sinistra, sui quali da qualche settimana è cominciata la discussione al Senato.
Il filo rosso che unisce la multiforme attività di Salzano sta proprio nel “dare del tu al territorio”, nell’assunzione dell’impegno politico e culturale come lavoro collettivo e rigorosamente organizzato. Soprattutto nel riconoscimento che il primato dell’interesse comune sull’interesse del singolo debba essere inteso come un vero e proprio principio della civiltà europea e della nostra storia. Tutto ciò sta in nuce in Ma dove vivi, un testo smilzo, però completo, corredato d’immagini efficaci, di un glossario, di una bibliografia essenziale, di un’antologia di testi che è indispensabile conoscere. Il libro parte dalla storia remota dell’insediamento umano, all’alba dell’uomo sulla Terra, e ne percorre le tappe fondamentali, raccontando storie splendide, come quella del primo piano regolatore, quello di New York del 1811. Fino alle cronache italiane più recenti, fino ai “terribili anni Novanta” e al “punto più basso” (i mesi nei quali si discuteva il disegno di legge Lupi), oggetto del terzo capitolo del libro. L’ultima parte è dedicata alle questioni di oggi, quelle nuove (l’ambiente, la sostenibilità, …), e quelle antiche mai risolte (la casa, la mobilità, …). L’obiettivo dichiarato è di raggiungere un pubblico largo e soprattutto giovane. E di riuscire a comprendere la natura delle città, le ragioni della loro crisi, gli strumenti disponibili per trasformarle. 
Penso che il modo migliore per chiudere sia di utilizzare le parole con le quali Salzano conclude il suo libro: “Dove vivete? La speranza dell’autore è che quanto esposto in questo libro con un linguaggio che si è voluto rendere semplice, senza negare la complessità delle cose, vi aiuti a rispondere a questa domanda: E a diventare cittadini che agiscono con efficacia per migliorare il «bene comune» nel quale vivete e che anche a voi è affidato”.

Recensione di Paolo Cacciari a Ma dove vivi?

Paolo Cacciari
Urbanistica popolare
(Carta n. 45, 15 dicembre 2007)

Edoardo Salzano, per noi, è sempre “il professore”. Non perchè abbia insegnato ai gruppi dirigenti di mezzo Pci l’abc dell’urbanistica e tanto meno perchè in lui ci sia il benché minimo atteggiamento professorale, ma proprio per la sua chiarezza espositiva, rigore disciplinare e, appunto, amore per la didattica. Per rendersene conto basta entrare in www.eddyburg.it , diventato uno dei siti di attualità urbanistica più aggiornati e visitati. Ora Eddy ci regala un piccolo gioiello: Ma dove vai? La città raccontata, Corte del Fontego, Venezia 2007, pp.118, euro 14,90, con annessa piccola bibliografia ragionata, glossario e una gustosa antologia di quasi aforismi di Lucrezio, Engels, il capo pellirossa di Seattle, Calvino e altri. Un compendio di storia dell’urbanistica – meglio, sulle “ragioni dell’urbanistica” - di immediata comprensione, rivolto a un pubblico non necessariamente esperto. Anzi, pensato proprio per i giovani, poiché all’autore “piacerebbe che (l’urbanistica) si insegnasse  dalle scuole elementari”. 
Dopo una vita lavorativa come docente all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, nella cattedra che fu di Astengo, autore di Fondamenti di urbanistica. La storia e la norma (1998), intransigente osservatore di ogni operazione di trasformazione territoriale avvenuta nel nostro paese, per Salzano è naturale sentire il bisogno di ribadire ad un pubblico più vasto possibile la necessità della pianificazione urbana. Nonostante le pessime prove che la città ha subito dall’avvento del neoliberismo, dall’affermazione del capitale finanziario e dalla globalizzazione, per Salzano continua ad essere la “casa della società”. E’ nata con la missione di facilitare ed elevare la vita degli uomini e dovrebbe continuare a corrispondervi. Ma se la città è la nostra “seconda natura”, la materializzazione delle nostre scelte culturali, allora è impossibile separare la sua scienza (l’urbanistica) da quella del governo dei beni pubblici: la politica. “Nella sua sostanza il piano è l’espressione d’una volontà collettiva, quindi politica” (p.41). Così: “L’urbanistica è una parte della politica”, ed infatti – ricorda l’autore - hanno la stessa radice nelle nostre due lingue antiche: urbs e polis significano entrambe città. Il titolo (“Ma dove vivi?”) è un invito a prendere concretamente, individualmente coscienza delle ragioni che hanno determinato i diversi assetti territoriali nella storia delle popolazioni insediate e un invito a partecipare attivamente alle decisioni che investono il territorio.
Il libro è la descrizione della parabola dell’urbanistica nel nostro paese, dalle grandi speranze degli anni ’60, alla deregulation iniziata negli anni ’80; dai tentativi di riforma di Fiorentino Sullo, all’”urbanistica contrattata”; dall’idea di piano, agli immobiliaristi. Gli effetti catastrofici sono quotidianamente di fronte ai nostri occhi, e non solo in termini estetici. Lo sprawl (leggo nel glossario: “letteralmente: sdraiarsi sguaiatamente”) urbano è anche inquinamento, congestione, segregazione… Nelle sua espansione senza pianificazione, la città esplode, mentre: “L’extraurbano è diventato terra di nessuno: luogo di attesa per l’ingresso, tramite la speculazione fondiaria, nel regno infetto dell’urbano, luogo dlele discariche, dell’esportazione degli scarti urbani, residuo esso stesso” (p.26). Vivere nelle moderne megalopoli aumenta le sofferenze. L’utopia fondativa della città dell’armonia, del benessere, della democrazia si è rovesciata nel suo contrario. Mi viene in mente Mike  Davis Il pianeta degli slam. Ma Eddy non dispera, per lui sono così evidenti i vantaggi che si avrebbero riprendendo in mano la vecchia disciplina, che pare impossibile non tornare a quella “pratica di governo, quell’insieme di regole, strumenti e procedimenti con cui una comunità regola le trasformazioni fisiche e funzionali del suo territorio” (p.82). La città come “bene comune”, liberata dalla rendita fondiaria urbana, riaffidata a processi decisionali pubblici. Chissà se davvero qualche professore di scuola media vorrà adottare il testo di Salzano e chissà se qualche nostro sindaco e ministro vorrà tornare sui banchi di scuola.
Il volume non poteva essere dedicato che a Gigi Scano, recentemente scomparso, che in Eddy aveva trovato un maestro, un amico e un compagno di mille battaglie.

Recensione di Carla Ravaioli a Ma dove vivi?

Carla Ravaioli
Percorsi nella città che cambia
(Il manifesto, 22 dicembre 2007)

            A tutti coloro che soffrono la fatica di vivere in città caotiche, sovraffollate, inquinate, inefficienti (che sono tantissimi). E a coloro (tanti anche questi) che invano cercano un alloggio accessibile mentre esistono grandi quantità di edifici interamente inabitati. E a quanti (sempre molti) vorrebbero luoghi di naturale incontro e socializzazione con il loro prossimo e non ne trovano. E a quelli (non pochi) che si domandano come sia possibile che antichi centri urbani di straordinaria bellezza vengano soffocati e stravolti dal cemento dilagante. E anche a quelli (pochi ma incavolatissimi) che si indignano di fronte alla quasi certa impunità per qualsiasi abuso edilizio. A tutti costoro va sentitamente consigliata la lettura di un assai pregevole libretto appena edito da Corte del Fontego, il quale in poco più di cento pagine indica e illustra cause e vicende che hanno condotto il nostro paese a questa deplorevole situazione.
            Ma dove vivi? è, appunto, il titolo. La città raccontata il sottotitolo. L'autore è Edoardo Salzano, urbanista noto non solo per numerosi libri, saggi e articoli, ma anche per le tante battaglie che ha condotto e conduce: da docente universitario, da consulente e partecipe alla definizione di piani regolatori, e come titolare e conduttore di «eddyburg», un sito web aperto da parecchi anni, che riesce a essere puntualmente e tenacemente, oltre che sapientemente, impegnato in tutte le cause legate al tremendo guasto urbanistico d'Italia, ma anche attento giono dopo giorno all'intero panorama delle vicende politiche e culturali che del guasto, non soltanto urbanistico, sono responsabili.
            Parte da lontano, questa «città raccontata». Addirittura dai primi aggregati stanziali umani, cioè dal momento in cui i nostri lontani progenitori «inventano» il villaggio, antefatto della città. La quale nasce e si organizza per la soddisfazione di esigenze che riguardano l'intero gruppo, cioè nel segno della collettività, della reciprocità, della socialità; e anche in seguito, nella sua evoluzione economica demografica architettonica, continua a essere l'espressione più significativa della società cui appartiene. In pratica è la storia intera ricostruita in queste pagine, attraverso la descrizione di piccoli antichissimi centri abitati, cresciuti spontaneamente come alberi, oppure di imponenti moderni complessi architettonici, e di vasti spazi via via organizzati secondo fermi criteri e precise normative.
            Città che spesso parlano di rapporti duramente diseguali, e che però tra la cattedrale, il palazzo comunale o il castello signorile e l'intrico di abitazioni modeste o poverissime, non mancano mai di uno spazio - la piazza centrale di solito - dedicato ai rapporti personali, alla vita comunitaria. Città che si dilatano nel tempo, con l'aumento della popolazione, della produzione, dei traffici; che vedono le fabbriche sostituire via via l'antico artigianato; che poco a poco invadono il territorio circostante, a tratti fino a cancellare la campagna. Che però fino a qualche decennio fa continuavano a offrire luoghi in cui riconoscersi e comunicare, a consentire quel senso di appartenenza che garantisce sicurezza, certezza della «città come bene comune».
            Tutto ciò oggi è finito, ridotta la città a «mero agglomerato di merci e di gente». Questa vicenda Salzano la percorre da esperto conoscitore della materia e ne indica le cause: la scomparsa della proprietà indivisa dei suoli, la rivoluzione borghese, l'industrializzazione intensiva del mondo, la guerra seguita da una «ricostruzione distruttiva», la crisi di viabilità connessa al dominio indiscusso della motorizzazione privata; e anche i tentativi di risposta alla crisi, posti in essere mediante pianificazione urbanistica e territoriale, obbligo di «piani regolatori», tutte cose che all'estero, in particolare in diversi paesi europei, hanno avuto anche apprezzabili risultati.
            Ma in Italia, dopo vari quanto inutili tentativi di arrestare il degrado, le cose sono andate senza sosta peggiorando, fino ai «terribili anni Novanta», nei quali l'autore indica il momento di più forsennato assalto al «bel paese» da parte della speculazione immobiliare, nel silenzio spesso omertoso delle amministrazioni locali e la generale «disattenzione» politica, anche delle sinistre. Il tutto aggravato da nuovi tremendi problemi: le sempre più numerose e folte migrazioni, cospicuo contributo all'aumento esplosivo della popolazione urbana di tutto il mondo; l'aumento continuo e continuamente sollecitato dei consumi, che tra l'altro rende ormai ingestibile il problema dei rifiuti; la minaccia sempre più evidente, e da nessuno infatti più negata, della crisi ecologica planetaria. Il tutto d'altronde rapportabile a quello che è stato efficacemente definito «l'immaginario capitalistico dell'illimitato».
            Il libro è inoltre corredato da una serie di informazioni e dati tecnici, riguardanti i contenuti e le regole di un piano urbanistico, la produzione legislativa italiana e straniera in materia, i tentativi italiani di riforma e i relativi fallimenti. E anche da una piccola ma significativa antologia, una bibliografia ragionata, un glossario, e una serie di affascinanti illustrazioni. Quanto basta a farne anche un utile strumento didattico. Non sarebbe male se i nostri svagatissimi giovani venissero informati di queste cose e fossero sollecitati a rifletterci su.

Selezione di recensioni a Ma dove vivi? La città raccontata

Tra prima edizione e ristampe Ma dove vivi? La città raccontata di Edoardo Salzano ha collezionato molte recensioni lusinghiere. Ne offriamo di seguito una selezione tra le più significative (autori Carla Ravaioli per il manifesto, Paolo Cacciari per Carta, Vezio De Lucia per Liberazione, Paolo Berdini per Carta, Giorgio Todde per Sardinews, Dario Predonzan per Konrad).

Ma dove vivi? La città raccontata

Lo abbiamo nominato ed eccolo, il fortunato volumetto di Edoardo Salzano che spiega a tutti e in modo semplice e chiaro i concetti base dell'urbanistica e del governo della città. Di seguito la copertina e la scheda per sapere tutto:








domenica 14 novembre 2010

Presentazioni

Dalla data della sua presentazione presso lo Iuav di Venezia (5 febbraio 2010, giorno dell'ottantesimo compleanno dell'Autore) il volume di Memorie ha fatto molta strada in giro per l'Italia (Venezia, Cagliari, Ferrara, Reggio Emilia)
Due immagini:
alla Fiera dei libri di Torino in maggio, presentazione congiunta delle Memorie di Salzano e delle Mie città di Vezio De Lucia (relatori Alberto Asor Rosa, Diego Novelli, gli autori)




a Cagliari in giugno (relatori Sandro Roggio, Renato Soru, l'autore)


Recensione di Filippo De Pieri nel Giornale dell'architettura

Nel Giornale dell'architettura una recensione per tre.

Recensione di Francesco Erbani (Repubblica) alle Memorie di un urbanista

Recensione di Paolo Berdini (Liberazione) alle Memorie di un urbanista

L'autore

Eddy Salzano 

Dalla quarta di copertina

Il percorso intellettuale di un figlio della grande borghesia napoletana - il nonno era Armando Diaz, duca della Vittoria -,  dalla spensieratezza di un'infanzia privilegiata, all'impegno di "urbanista militante".
Osservatori privilegiati: il Ministero dei lavori pubblici negli anni del primo centrosinistra; il consiglio comunale di Roma negli anni dell'opposizione al regime democratico; la giunta comunale di Venezia negli anni esaltanti delle giunte rosse, e l'Istituto universitario di architettura di Venezia.

«Sono in pensione, ma lavoro come prima. Mi piace il mio lavoro: mettere insieme le cose con le parole dette e le parole scritte; raccontare e scrivere, parlare e proporre a proposito di città, territorio, ambiente, pianificazione. Facendo quel mestiere che ho cominciato, quasi per caso, molti anni fa».

Dal 2003, l'Autore cura il sito web eddyburg, di cui è fondatore e direttore.








L'autore

Dalla terza di copertina:

Edoardo Salzano (1930), napoletano, urbanista, amministratore pubblico, docente universitario, giornalista, ha partecipato alla redazione di numerosi piani territoriali e urbanistici. Ha fondato la rivista «Urbanistica informazioni» e scritto centinaia di saggi e articoli su riviste specializzate (La rivista trimestrale», «Urbanistica», «Urbanistica informazioni», «Critica marxista», «Rinascita», «Casabella», «Edilizia popolare», «Città e società») e su quotidiani. 
Tra i suoi libri: Urbanistica e società opulenta (1969), L'Italia a sacco (con Piero Della Seta, 1993), Fondamenti di urbanistica. La storia e la norma (1998). Ha curato Venezia forma urbis (1983), La città sostenibile (1991), Cinquant'anni dalla legge urbanistica italiana. 1942-1992 (1993). 
Dal 2003 dirige il sito web eddyburg, rassegna quotidiana sulla città, la società e l'ubanistica.



Curiosità

La copertina delle Memorie è la rielaborazione di un reperto: un volantino elettorale del candidato Salzano trentaseienne. La cattiva qualità dell'immagine messa in copertina dipende dal supporto da cui è stata tratta: una brutta foto del volantino, non esistendo più neanche una copia dell'originale. Ma volevamo proprio quella.


La copertina

Dal catalogo: novità

L'ultimo libro di CDF è dell'urbanista (e molto altro) Edoardo Salzano, amico e già autore di CDF.
Il libro: Memorie di un urbanista. L'Italia che ho vissuto.
Vi dice tutto la scheda di presentazione:

lunedì 1 novembre 2010

Dal catalogo

Il volume di Luigi Scano, Venezia: terra e acqua appartiene alla collana Voci sulla città (vedi qui). Ecco la scheda completa: